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Assegno di inclusione, il questionario a casa è vero: chi viene contattato e cosa rispondere

Il questionario sull’Assegno di inclusione che alcuni intervistatori stanno portando a casa delle famiglie è un’indagine vera del Ministero del Lavoro: il decreto del 20 ottobre 2026 che ne approva il testo è uscito nella Gazzetta Ufficiale n. 251 del 28 ottobre. Riguarda un campione di circa 5.300 famiglie che prendono o hanno preso l’Assegno di inclusione (ADI), estratte a caso tra maggio 2024 e gennaio 2025, e le risposte non possono in alcun caso servire a sospendere o revocare il beneficio.

Ultimo aggiornamento: novembre 2026. Abbiamo letto il decreto del Ministro del Lavoro del 20 ottobre 2026 in Gazzetta Ufficiale (26A05654) e la lettera del Ministero agli Ambiti territoriali sociali del 2 settembre 2026 (prot. 14208).

📌 In breve
Il Ministero del Lavoro sta facendo intervistare a domicilio un campione di circa 5.300 famiglie con l’Assegno di inclusione, per capire se la misura funziona. Le interviste le svolge una società esterna scelta con gara, IZI S.p.A. con la collaborazione di G&R S.r.l., secondo la lettera del Ministero. Il decreto stabilisce che le risposte non possono essere usate per decisioni sul singolo beneficio, compresa la sospensione o la revoca. Chi chiede soldi, IBAN, codici SPID o il PIN della carta non è l’intervistatore.

Cosa prevede il decreto

Il decreto, firmato dalla ministra Marina Calderone, approva il questionario previsto dal regolamento dell’ADI per un campione non superiore al 5 per cento delle famiglie beneficiarie. Sul testo il Garante per la protezione dei dati personali ha dato parere favorevole nella riunione del 23 settembre 2026.

L’intervista è faccia a faccia: l’intervistatore compila le risposte su un tablet o un altro dispositivo portatile. Le rilevazioni sono due, distinte nel tempo, quindi la stessa famiglia può essere ricontattata per un secondo incontro. Il decreto prevede anche un controllo di qualità con il ricontatto di almeno il 5 per cento del campione: su 5.300 famiglie fanno almeno 265 telefonate di verifica (calcolo nostro). Una seconda chiamata dopo l’intervista, quindi, è normale.

I temi, secondo la lettera del Ministero, sono casa, lavoro e formazione, gestione delle spese, salute e condizioni di vita.

Chi viene contattato

Non tutti i beneficiari. Il campione è stato estratto a caso al momento della domanda, tra maggio 2024 e gennaio 2025, negli ambiti territoriali sociali (le aggregazioni di Comuni che gestiscono i servizi sociali) che partecipano alla sperimentazione. Chi ha fatto domanda in quel periodo era stato avvisato della possibile selezione nell’informativa privacy, e se avete cambiato casa i Comuni possono passare alla società i recapiti aggiornati.

Come riconoscere l’intervista vera

Secondo la lettera del Ministero, l’operatore della società di rilevazione chiama per fissare un appuntamento e l’intervista si svolge a casa oppure in un altro luogo concordato. Prima delle domande l’intervistatore deve consegnare l’informativa sul trattamento dei dati personali, allegata al decreto. Le domande su dati delicati, come la salute, vengono segnalate prima di essere fatte e la risposta è sempre facoltativa. Sui figli minorenni rispondono i genitori o un adulto di riferimento.

L’intervista vera Segnale di truffa
Appuntamento concordato Visita a sorpresa con fretta
Consegna l’informativa privacy Nessun foglio, nessun nome
Domande su casa, lavoro, spese Chiede IBAN, SPID, codici OTP
Non tocca il beneficio Minaccia di bloccare l’ADI
Nessun pagamento Chiede soldi o il PIN della carta

Nel dubbio chiedete il nome della società, chiamate i servizi sociali del Comune (il Ministero li ha invitati a dare chiarimenti) o scrivete a dginclusionediv2@lavoro.gov.it. Sui messaggi falsi a nome dell’INPS vedi l’articolo sullo smishing INPS e sulla truffa del canone SPID.

Nota della redazione
La lettera del Ministero annunciava l’avvio delle interviste “a partire da settembre 2026”, ma il decreto che approva il questionario è del 20 ottobre e diventa efficace con la pubblicazione sul sito del Ministero. Chi non è ancora stato chiamato potrebbe quindi esserlo nelle prossime settimane. Un dettaglio poco notato: finché non arriva un secondo decreto, previsto entro tre mesi, le risposte non possono essere incrociate con i dati amministrativi.

Cosa succede ora

Al 3 novembre la rilevazione è in corso su tutto il territorio nazionale; le date di fine delle due tornate non sono state pubblicate. La lettera ricorda che l’indagine è inserita nel Programma statistico nazionale tra quelle con obbligo di risposta, salvo alcune domande che l’intervistatore indica come facoltative. I tempi di conservazione dei dati sono fissati dal decreto.

Dati Per quanto
Nomi, indirizzi, telefoni Max 24 mesi dalla fine della prima rilevazione
Risposte, senza nome Max 120 mesi dalla fine della seconda
Presso la società Max 6 mesi per rilevazione

L’assegno intanto si paga come sempre: date nei pagamenti INPS di novembre, requisiti nella guida all’Assegno di inclusione 2026, rinnovi nell’articolo sull’addio al mese di stop.

Domande frequenti

Se rispondo male posso perdere l’Assegno di inclusione?

No. L’articolo 1 del decreto stabilisce che i dati raccolti non possono in alcun caso essere usati per decisioni sui singoli, compresi il riconoscimento, il pagamento, la sospensione o la revoca del beneficio.

Posso rifiutare l’intervista?

Secondo la lettera del Ministero l’indagine rientra tra quelle del Programma statistico nazionale con obbligo di risposta. L’obbligo non vale per le domande che l’intervistatore segnala come facoltative, tra cui quelle sulla salute.

Perché mi hanno richiamato dopo l’intervista?

Il decreto prevede un controllo di qualità con il ricontatto di almeno il 5 per cento delle famiglie intervistate. E poiché le rilevazioni sono due, più avanti può arrivare un secondo appuntamento.

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