Assegno di Inclusione 2026: ha sostituito il Reddito di Cittadinanza dal 1° gennaio 2024, ma molte persone ancora non sanno esattamente a chi spetta, quanto vale e cosa bisogna fare per ottenerlo. A differenza del RdC, l’ADI è riservato a nuclei familiari con specifiche caratteristiche — non basta avere un reddito basso. Questa guida spiega tutto quello che serve sapere nel 2026.
L’Assegno di Inclusione (ADI) spetta ai nuclei familiari con ISEE fino a 10.140 euro che includono almeno un componente con disabilità, minorenne, over 60, o in condizione di svantaggio. L’importo mensile arriva fino a 630 euro per il nucleo più un contributo affitto fino a 280 euro. La domanda si presenta tramite INPS online con SPID. I beneficiari devono sottoscrivere un Patto di Attivazione Digitale (PAD) e, se lavorabili, partecipare a percorsi di inserimento lavorativo.
Indice
- ADI vs Reddito di Cittadinanza: le differenze chiave
- Requisiti per avere l’ADI 2026
- Quanto vale l’Assegno di Inclusione
- Come fare domanda
- Il Patto di Attivazione Digitale (PAD)
- Obblighi dei beneficiari
- Quando si perde il diritto all’ADI
- Domande frequenti
ADI vs Reddito di Cittadinanza: le differenze chiave
Il Reddito di Cittadinanza era accessibile a quasi tutti i nuclei con reddito basso, incluse le persone single in età lavorativa senza particolari fragilità. L’Assegno di Inclusione cambia radicalmente la platea: spetta solo ai nuclei che includono almeno un componente considerato “fragile” — un minore, un over 60, una persona con disabilità, o un soggetto in condizione di svantaggio certificata dai servizi sociali.
Chi non rientra in queste categorie — per esempio un adulto under 60 senza disabilità e senza figli — non può accedere all’ADI. Per queste persone esiste il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), una misura separata che prevede un contributo mensile di 350 euro condizionato alla partecipazione a percorsi di formazione o politiche attive del lavoro.
Requisiti per avere l’ADI 2026
I requisiti si dividono in due categorie: quelli relativi al nucleo familiare e quelli economici. Per quanto riguarda la composizione del nucleo, almeno uno dei componenti deve essere in una di queste condizioni: minore di 18 anni, persona con disabilità (certificata ai sensi della legge 68/1999 o con invalidità riconosciuta), over 60 anni, o soggetto in condizione di svantaggio inserito in un programma di cura certificato dai servizi sociali.
I requisiti economici sono: ISEE non superiore a 10.140 euro, reddito familiare non superiore a 6.000 euro annui (9.360 euro per i nuclei con over 67 anni o disabili), valore del patrimonio immobiliare non superiore a 150.000 euro (esclusa la prima casa fino a 150.000 euro di valore catastale), e patrimonio finanziario non superiore a 10.000 euro (8.000 per single, fino a 30.000 per nuclei con disabili).
Tutti i componenti del nucleo devono essere residenti in Italia da almeno 5 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo. Per i cittadini extra-UE è richiesto un permesso di soggiorno di lungo periodo.
Quanto vale l’Assegno di Inclusione
L’importo dell’ADI si calcola come integrazione al reddito del nucleo fino a una soglia mensile, simile nella logica al vecchio RdC. Per un nucleo senza redditi, la soglia di integrazione è di 500 euro al mese (6.000 euro/anno), che sale a 630 euro per i nuclei con tutti i componenti over 67 anni o con disabilità grave e non autosufficienza.
A questa quota si aggiunge un contributo per l’affitto fino a 280 euro al mese, riconosciuto automaticamente se il nucleo vive in un’abitazione in affitto. Chi è proprietario della prima casa non riceve questo contributo aggiuntivo. In totale, un nucleo senza redditi e in affitto può arrivare a percepire fino a 780 euro al mese.
Se il nucleo ha già un reddito (anche parziale), l’ADI integra la differenza fino alla soglia. Per esempio, se un nucleo ha redditi per 200 euro al mese, riceve 300 euro di ADI (per arrivare ai 500 euro soglia). I redditi da lavoro dipendente vengono calcolati in modo agevolato: solo il 60% concorre al calcolo del reddito ai fini dell’integrazione, per non penalizzare chi lavora part-time.
Come fare domanda
La domanda si presenta esclusivamente online sul portale inps.it, nella sezione dedicata all’Assegno di Inclusione. Serve lo SPID o la CIE per accedere. In alternativa, puoi rivolgerti a un CAF o patronato che compila e trasmette la domanda al posto tuo, gratuitamente. Non è possibile presentare domanda allo sportello fisico INPS.
Dopo l’invio della domanda, l’INPS verifica i requisiti e comunica l’esito entro 30-60 giorni. Se la domanda viene accettata, il richiedente riceve un messaggio con le istruzioni per completare il Patto di Attivazione Digitale (PAD), passaggio obbligatorio prima dell’erogazione del primo pagamento.
Il Patto di Attivazione Digitale (PAD)
Il PAD è un accordo che il nucleo familiare stipula con i servizi sociali del Comune o con i Centri per l’Impiego, in cui si impegna a partecipare a percorsi personalizzati di inclusione sociale e lavorativa. Va firmato entro 120 giorni dall’accettazione della domanda, pena la decadenza del beneficio.
La firma del PAD avviene online tramite il portale INPS oppure di persona presso i servizi sociali del Comune di residenza. Una volta firmato, il nucleo viene preso in carico dai servizi competenti che definiscono il percorso di attivazione — che può includere corsi di formazione, tirocini, partecipazione a progetti di utilità collettiva, o percorsi di supporto psicologico e sociale per i componenti fragili.
Obblighi dei beneficiari
I componenti del nucleo in età lavorativa (18-59 anni) e non in condizione di fragilità hanno obblighi specifici: devono presentarsi ai Centri per l’Impiego quando convocati, non possono rifiutare più di un’offerta di lavoro congrua (definita dalla legge in base alla distanza, al tipo di contratto e alla retribuzione), e devono comunicare entro 30 giorni qualsiasi variazione della situazione reddituale o familiare.
I componenti in condizione di fragilità (disabili, over 60, soggetti fragili) hanno obblighi meno stringenti ma devono comunque partecipare ai percorsi di inclusione sociale definiti dai servizi sociali. L’esonero totale dagli obblighi riguarda solo chi ha carichi di cura di figli sotto i 3 anni, o di disabili gravi.
Quando si perde il diritto all’ADI
L’ADI decade automaticamente in alcune situazioni: se il nucleo supera le soglie ISEE o reddituali durante il periodo di percezione, se viene rifiutata un’offerta di lavoro congrua, se un componente obbligato non si presenta ai Centri per l’Impiego senza giustificato motivo, o se vengono rese dichiarazioni false nella domanda. La decadenza può essere temporanea (sospensione) o definitiva, a seconda della gravità.
Se nel nucleo qualcuno trova lavoro, l’ADI non decade immediatamente: esiste un meccanismo di uscita graduale, e per il primo anno di lavoro il reddito viene computato in modo agevolato. Chi trova un impiego e dichiara il reddito correttamente non deve restituire le somme già percepite.
Domande frequenti
Un single di 45 anni senza figli e senza disabilità può chiedere l’ADI?
No. L’ADI richiede che nel nucleo ci sia almeno un componente fragile (minore, disabile, over 60 o soggetto in svantaggio). Un single adulto senza queste caratteristiche può accedere al Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), che vale 350 euro al mese con obbligo di partecipare a percorsi formativi.
Chi prende l’ADI riceve anche l’assegno unico per i figli?
L’assegno unico è integrato nell’ADI per le famiglie con figli minorenni — non si sommano separatamente le due misure. L’importo dell’ADI tiene già conto della presenza di figli. Verifica la tua situazione specifica con un CAF.
Quanto tempo dura l’ADI?
L’ADI viene erogato per un massimo di 18 mesi consecutivi, dopo i quali si interrompe per almeno un mese prima di poter fare una nuova domanda. Il contatore riparte da zero dopo questa sospensione, e si può richiedere nuovamente se si hanno ancora i requisiti.
Posso lavorare mentre ricevo l’ADI?
Sì. I redditi da lavoro non azzerano automaticamente l’ADI ma riducono l’importo ricevuto. Il 60% del reddito da lavoro dipendente viene computato nel reddito familiare ai fini del calcolo dell’integrazione. Devi dichiarare all’INPS il nuovo reddito entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa.

