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San Francesco festa nazionale: cosa cambia in busta paga nel 2026

San Francesco festa nazionale: dal 2026 il 4 ottobre è tornato a essere una ricorrenza civile a tutti gli effetti, dopo essere stato cancellato dal calendario nel 1977. La legge c’è, è stata promulgata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e le festività nazionali italiane sono così salite a dodici. Solo che quest’anno la data cade di domenica, e questo cambia parecchio quello che finisce concretamente sul cedolino.

📌 Articolo in breve
La legge 8 ottobre 2025, n. 151 ha reintrodotto la festa nazionale di San Francesco d’Assisi il 4 ottobre, con effetto dal 1° gennaio 2026. Nel 2026 la ricorrenza cade però di domenica: per la maggior parte dei dipendenti non si traduce in un giorno di riposo in più, ma in una “festività non goduta” che molti contratti compensano con una quota aggiuntiva di retribuzione, tipicamente intorno a 70-110 euro lordi. Chi lavora quel giorno ha diritto alla maggiorazione per lavoro festivo prevista dal proprio CCNL. Il primo 4 ottobre davvero feriale sarà quello del 2027, di lunedì.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o del lavoro. Il trattamento economico delle festività dipende dal contratto collettivo applicato: verifica sempre il tuo CCNL o rivolgiti al consulente del lavoro dell’azienda.

Indice

  1. Cosa dice la legge che ha riportato il 4 ottobre in calendario
  2. Il nodo del 2026: la festa cade di domenica
  3. Cosa arriva davvero in busta paga
  4. Tre esempi con numeri concreti
  5. Chi lavora il 4 ottobre: maggiorazione e riposo compensativo
  6. Part-time, apprendisti e contratti particolari
  7. Scuole, uffici pubblici e negozi: cosa chiude
  8. Perché il 2027 sarà l’anno buono
  9. Domande frequenti

Cosa dice la legge che ha riportato il 4 ottobre in calendario

La norma di riferimento è la legge 8 ottobre 2025, n. 151, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2025 e promulgata dal Presidente della Repubblica. Il testo è brevissimo, poche righe, e interviene su una legge che ha più di settant’anni: la legge 27 maggio 1949, n. 260, quella che regola tutte le ricorrenze festive italiane. In pratica il 4 ottobre viene aggiunto all’elenco delle solennità civili riconosciute come festive a ogni effetto.

L’entrata in vigore è fissata al 1° gennaio 2026. Non è un dettaglio da poco: significa che il primo 4 ottobre “nuovo” è proprio quello di quest’anno, e che tutti gli effetti giuridici ed economici scattano da questa stagione in avanti. La festa era stata soppressa nel 1977 insieme ad altre ricorrenze religiose, in un provvedimento nato per ragioni di bilancio e di produttività industriale, e da allora il 4 ottobre era rimasta una celebrazione sentita ma priva di conseguenze sul calendario lavorativo.

Con questa aggiunta le festività nazionali italiane diventano dodici. Vale la pena chiarire un punto che genera parecchia confusione: la legge riguarda solo San Francesco. Santa Caterina da Siena, che con lui condivide dal 1939 il titolo di patrona d’Italia, non è stata inserita e il 29 aprile resta una data senza effetti civili. Chi ha letto titoli che parlavano di “due nuove feste” ha letto male.

Un’altra precisazione utile riguarda la natura della ricorrenza. Non si tratta di una festività religiosa nel senso tecnico del termine, come lo sono il Natale o l’Assunzione, ma di una festa nazionale civile: la differenza conta perché il regime giuridico applicabile è quello delle festività nazionali della legge 260/1949, non quello delle ricorrenze religiose infrasettimanali. Nella pratica gli effetti economici finiscono per coincidere quasi sempre, ma la qualificazione è quella.

Il nodo del 2026: la festa cade di domenica

Qui arriva la doccia fredda per chi già pensava a un lunedì lungo. Nel 2026 il 4 ottobre è una domenica. Per la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani, che la domenica non lavorano già di suo, la nuova festività non produce nessun giorno di riposo aggiuntivo. Il calendario non guadagna un quadratino rosso in più rispetto a prima.

Non è però un anno completamente a vuoto. Il diritto del lavoro italiano ha una categoria apposita per queste situazioni, quella della festività coincidente con la domenica, o “festività non goduta”. La logica è semplice: il lavoratore aveva diritto a un giorno di festa retribuito, quel diritto non può essere esercitato perché la data si sovrappone a un giorno di riposo già previsto, e allora il diritto si converte in denaro. È lo stesso meccanismo che scatta quando il 25 aprile o il 1° maggio cadono di domenica.

La regola generale discende dall’articolo 5 della legge 260/1949, che riconosce ai lavoratori una retribuzione aggiuntiva per le festività cadenti di domenica. Ma — e questo è il punto che quasi nessuno spiega bene — la norma di legge fissa il principio, mentre l’importo concreto e le modalità di calcolo sono demandati ai contratti collettivi. Due dipendenti con lo stesso stipendio, uno nel commercio e uno nel metalmeccanico, possono ricevere cifre diverse. Uno potrebbe non ricevere nulla, se il suo CCNL considera la retribuzione mensile già comprensiva del trattamento.

Cosa arriva davvero in busta paga

Bisogna distinguere due grandi famiglie di lavoratori, perché il trattamento cambia in modo sostanziale.

Chi è retribuito in misura oraria — tipicamente gli operai, ma anche molti contratti del terziario e dei servizi — riceve normalmente una quota aggiuntiva calcolata sulle ore che avrebbe lavorato in un giorno feriale medio. Per un full time a 40 ore settimanali si parla in genere di 8 ore retribuite in più, oppure di un importo pari a un ventiseiesimo della retribuzione mensile, a seconda di come il contratto imposta il conteggio. Qui l’effetto sul cedolino di ottobre è visibile e concreto.

Chi invece è mensilizzato, cioè riceve ogni mese la stessa cifra a prescindere dal numero di giorni lavorabili, si trova in una situazione più sfumata. Molti contratti prevedono comunque un’indennità per festività non goduta, spesso quantificata anch’essa in un ventiseiesimo della retribuzione mensile lorda. Altri, però, considerano lo stipendio mensile già assorbente di tutte le festività dell’anno, comprese quelle domenicali, e in quel caso non compare nessuna voce aggiuntiva. Non è un abuso: è una scelta contrattuale legittima, purché il trattamento complessivo non scenda sotto i minimi.

Il consiglio pratico è banale ma efficace. Apri il cedolino di ottobre quando arriva e cerca una voce che contenga le parole “festività non goduta”, “festività coincidente con domenica” o simili. Se non c’è e il tuo contratto la prevede, hai un motivo legittimo per chiedere spiegazioni all’ufficio paghe. Se vuoi capire prima quanto pesa una singola voce sul netto, il nostro calcolatore stipendio netto da lordo ti dà l’ordine di grandezza della differenza tra lordo e netto sulla tua fascia di reddito.

Tre esempi con numeri concreti

Vediamo cosa significa in euro, ipotizzando il caso più diffuso: un CCNL che riconosce un ventiseiesimo della retribuzione mensile lorda come indennità per festività non goduta. Sono importi lordi, sui quali vanno poi calcolati contributi e IRPEF.

Profilo RAL e mensilità Mensile lordo Indennità lorda (1/26)
Impiegato junior, commercio 24.000 € su 14 mensilità 1.714 € 65,92 €
Operaio specializzato, metalmeccanico 30.000 € su 13 mensilità 2.308 € 88,77 €
Quadro, settore servizi 45.000 € su 14 mensilità 3.214 € 123,62 €

Come si vede, si parla di cifre che oscillano tra i sessanta e i centoventi euro lordi, che al netto di contributi e tasse si riducono grosso modo alla metà o poco più a seconda dell’aliquota marginale. Non è una somma che cambia la vita, ma è comunque denaro che spetta e che vale la pena verificare. Su una famiglia con due redditi da lavoro dipendente, l’effetto complessivo può avvicinarsi ai cento euro netti.

Attenzione a un errore di calcolo frequente: il divisore convenzionale è 26, non 30. Deriva dalla settimana lavorativa di sei giorni assunta storicamente dalla contrattazione collettiva, ed è il motivo per cui l’importo risulta più alto di quanto uno si aspetterebbe dividendo semplicemente lo stipendio per i giorni del mese.

Chi lavora il 4 ottobre: maggiorazione e riposo compensativo

Discorso diverso per chi la domenica lavora davvero: personale sanitario, forze dell’ordine, trasporti, ristorazione, grande distribuzione, portierato, impianti a ciclo continuo. Per queste categorie il 4 ottobre 2026 è una domenica che è anche festa nazionale, e la sovrapposizione fa scattare trattamenti più favorevoli.

In generale al lavoratore spetta la retribuzione ordinaria per le ore prestate, più la maggiorazione per lavoro festivo prevista dal CCNL, che nella contrattazione italiana si colloca comunemente tra il 30% e il 50% ma può arrivare più in alto in alcuni settori. In diversi contratti la maggiorazione per festività si cumula, almeno in parte, con quella domenicale già prevista; in altri le due voci si assorbono e si applica solo la più favorevole. È esattamente il tipo di dettaglio su cui conviene guardare il testo del proprio contratto invece di fidarsi delle regole generali.

C’è poi il tema del riposo compensativo. Chi lavora nella giornata di riposo settimanale ha in molti casi diritto a un giorno di riposo alternativo entro un arco temporale definito dal contratto. Questo diritto non viene meno per il fatto che la domenica sia anche festiva, anzi in alcuni CCNL il cumulo tra festività e riposo settimanale è disciplinato in modo specifico proprio per evitare che il lavoratore perda entrambe le tutele.

Part-time, apprendisti e contratti particolari

Il part-time orizzontale, quello che prevede meno ore ogni giorno, riceve l’indennità in proporzione all’orario contrattuale. Chi lavora venti ore settimanali su una base di quaranta prende, in linea di massima, la metà di quanto spetta a un full time.

Il part-time verticale è più insidioso. Se il lavoratore presta servizio solo in alcuni giorni della settimana e la festività cade in una giornata non lavorativa per contratto, il trattamento dipende da come il CCNL disciplina la coincidenza. Alcuni contratti riconoscono comunque una quota proporzionata, altri no. Nel 2026, poiché il 4 ottobre è domenica, il problema si pone raramente ma non è teorico: esistono part-time verticali che includono proprio la domenica.

Gli apprendisti seguono in genere il trattamento della categoria di inquadramento, con la retribuzione ridotta tipica del contratto di apprendistato. I lavoratori somministrati hanno diritto alla parità di trattamento con i dipendenti diretti dell’utilizzatore, quindi la stessa indennità. I collaboratori con partita IVA e i lavoratori autonomi, come sempre in materia di festività, non rientrano in questo schema: per loro il 4 ottobre è un giorno come gli altri, salvo diverso accordo contrattuale.

Scuole, uffici pubblici e negozi: cosa chiude

La qualificazione come festa nazionale comporta, in via ordinaria, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e degli uffici pubblici. Nel 2026 l’effetto è però nullo, perché la domenica quegli uffici e quelle scuole sono già chiusi. Nessuna lezione saltata, nessuno sportello in meno.

Per il commercio la disciplina è quella ordinaria delle aperture domenicali, che dopo la liberalizzazione del 2011 è sostanzialmente libera su tutto il territorio nazionale, con qualche variante regionale. I negozi che aprono di domenica apriranno anche il 4 ottobre, con il personale retribuito secondo quanto visto sopra. Ad Assisi e nei comuni legati alla figura del santo sono previste celebrazioni ufficiali, ma si tratta di eventi civili e religiosi, non di ulteriori obblighi di chiusura.

Un effetto pratico da tenere presente riguarda i termini processuali e amministrativi. Le scadenze che cadono in giorno festivo slittano al primo giorno feriale successivo. Nel 2026 la regola si applicherebbe comunque per via della domenica, ma dal 2027 il 4 ottobre diventerà un giorno festivo a tutti gli effetti anche quando cadrà in settimana, con conseguenze concrete su notifiche, ricorsi e adempimenti in scadenza.

Perché il 2027 sarà l’anno buono

Il 4 ottobre 2027 cade di lunedì. Sarà quello il primo test vero della nuova festività: un giorno rosso pieno, attaccato al fine settimana, che regala un ponte automatico di tre giorni senza consumare un’ora di ferie. Per chi programma le vacanze con anticipo è un appuntamento da segnare fin d’ora, e lo abbiamo già inserito nella nostra analisi dei ponti del 2027, un anno per il resto piuttosto avaro di occasioni facili.

C’è anche un risvolto meno intuitivo, sul quale vale la pena ragionare adesso. Una festività in più che cade in giorno feriale significa un giorno lavorativo in meno nell’anno, e questo ha effetti sul costo del lavoro per le imprese e sui conteggi di produttività. Alcune analisi di categoria hanno stimato l’impatto complessivo in diverse centinaia di milioni di euro su base nazionale, cifra che va presa con le pinze perché dipende fortemente dalle ipotesi di partenza. Per il singolo lavoratore, comunque, resta un giorno di riposo retribuito guadagnato.

Nota della redazione: confrontando i testi contrattuali di alcuni tra i CCNL più diffusi abbiamo trovato una variabilità maggiore di quella che ci aspettavamo sul trattamento delle festività domenicali. Il divisore 26 è il più ricorrente, ma non è universale: in alcuni contratti del terziario compare un conteggio su base oraria che produce importi leggermente diversi a parità di stipendio. Non esiste quindi una cifra unica valida per tutti, e diffidiamo di chi la pubblica come se fosse un dato certo.

Domande frequenti

Il 4 ottobre 2026 è un giorno di ferie in più?

No. Nel 2026 cade di domenica, quindi per chi non lavora nel fine settimana non si traduce in un giorno libero aggiuntivo. Si converte, se il contratto lo prevede, in una quota di retribuzione per festività non goduta. Il primo 4 ottobre feriale sarà quello del 2027, di lunedì.

Quanto spetta esattamente in busta paga?

Dipende dal contratto collettivo applicato. Lo schema più diffuso riconosce un ventiseiesimo della retribuzione mensile lorda, che su stipendi tipici significa tra i 65 e i 125 euro lordi. Alcuni CCNL considerano però la mensilità già comprensiva delle festività e non riconoscono nulla di aggiuntivo.

Se il mio cedolino non riporta nessuna voce, è un errore?

Non necessariamente. Prima di segnalarlo conviene verificare cosa prevede il proprio CCNL sulle festività coincidenti con la domenica. Se il contratto riconosce l’indennità e questa non compare, allora è legittimo chiedere chiarimenti all’ufficio del personale o rivolgersi a un sindacato.

Chi lavora il 4 ottobre come viene pagato?

Riceve la retribuzione ordinaria per le ore prestate più la maggiorazione per lavoro festivo prevista dal contratto, che si colloca comunemente tra il 30% e il 50%. In diversi settori resta inoltre il diritto al riposo compensativo, da fruire entro i termini fissati dal CCNL.

La festa vale anche per i lavoratori autonomi e le partite IVA?

No. La disciplina delle festività riguarda il lavoro subordinato. Per autonomi, professionisti e titolari di partita IVA il 4 ottobre è un giorno ordinario, salvo diversi accordi con i committenti. Cambiano però i termini amministrativi e processuali, che slittano al primo giorno feriale utile.

Perché la festa era stata abolita?

Nel 1977 un provvedimento di contenimento della spesa e di recupero di giornate lavorative soppresse diverse ricorrenze religiose come festività civili, tra cui il 4 ottobre. La legge 151/2025 ha invertito quella scelta limitatamente a San Francesco, in vista anche dell’ottavo centenario della morte del santo.

Anche Santa Caterina da Siena diventa festa nazionale?

No. La legge riguarda esclusivamente San Francesco d’Assisi. Santa Caterina resta compatrona d’Italia ma il 29 aprile non ha effetti civili sul calendario lavorativo.

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