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Pensione di reversibilità: chi ne ha diritto e quanto spetta nel 2026

La pensione di reversibilità è uno dei sostegni meno conosciuti nel dettaglio ma più importanti dal punto di vista economico per chi perde il coniuge, un genitore o, in alcuni casi, un fratello convivente che percepiva una pensione o aveva versato sufficienti contributi. Sapere chi ne ha diritto, quanto spetta realmente e come si richiede evita di lasciare sul tavolo cifre significative in un momento già difficile.

📌 Articolo in breve
La pensione di reversibilità spetta al coniuge, ai figli minori o inabili e, in mancanza di questi, ad altri familiari a carico del pensionato deceduto. L’importo varia dal 60% al 100% della pensione del defunto in base al numero di familiari aventi diritto, con riduzioni se il reddito del superstite supera determinate soglie. La domanda si presenta all’INPS, anche online con SPID.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o previdenziale personalizzata. Gli importi e le percentuali possono variare in base a normative e situazioni specifiche: verifica sempre la tua posizione con l’INPS o un patronato.

Indice

  1. Cos’è la pensione di reversibilità e chi ne ha diritto
  2. Quanto spetta: le percentuali in base ai familiari
  3. I limiti di reddito che riducono l’importo
  4. Pensione indiretta: la differenza importante
  5. Come fare domanda all’INPS
  6. Domande frequenti

Cos’è la pensione di reversibilità e chi ne ha diritto

La pensione di reversibilità è la quota di pensione che l’INPS continua a versare ai familiari superstiti di una persona che, al momento della morte, percepiva già una pensione, sia di vecchiaia che di invalidità. Ha diritto a richiederla, in ordine di priorità stabilito dalla legge, il coniuge superstite (anche separato, se non ha perso il diritto all’assegno di mantenimento), il coniuge divorziato titolare di assegno, i figli minori di 18 anni, i figli studenti fino a 21 o 26 anni se ancora a carico, e i figli inabili al lavoro senza limiti di età.

In assenza di coniuge e figli, e solo a determinate condizioni, possono avere diritto alla pensione anche i genitori superstiti che non percepiscono altra pensione e hanno almeno 65 anni, o i fratelli e le sorelle inabili al lavoro, celibi o nubili, conviventi e a carico del defunto.

Quanto spetta: le percentuali in base ai familiari

L’importo della pensione di reversibilità non è fisso, ma una percentuale della pensione che il defunto percepiva o avrebbe avuto diritto a percepire. Al solo coniuge superstite spetta il 60% della pensione. Se ci sono anche un figlio a carico, la percentuale sale al 80% complessivo. Con due o più figli a carico, oltre al coniuge, si arriva al 100% della pensione originaria. Se i figli sono soli, senza coniuge superstite, le percentuali sono diverse: 70% per un figlio solo, 80% per due figli, 100% per tre o più figli.

Queste percentuali si applicano sull’importo della pensione che il defunto percepiva al momento del decesso, comprensiva di eventuali tredicesime e altri elementi accessori, ma calcolata sul trattamento pensionistico effettivo, non sullo stipendio che la persona aveva quando lavorava.

I limiti di reddito che riducono l’importo

Un aspetto che sorprende molti richiedenti è che la pensione di reversibilità può essere ridotta in base al reddito personale del superstite, escludendo la casa di abitazione e il reddito da pensione stessa dal calcolo. Le riduzioni si applicano a scaglioni: con un reddito superiore a circa tre volte il trattamento minimo INPS la riduzione è del 25%, sopra le quattro volte sale al 40%, sopra le cinque volte arriva al 50%. Questi limiti vengono aggiornati periodicamente in base alle rivalutazioni del trattamento minimo.

In presenza di figli minori, studenti o inabili a carico, le percentuali di riduzione vengono attenuate proprio per tutelare i nuclei familiari con carichi familiari aggiuntivi, anche se il superstite ha un reddito personale rilevante.

Pensione indiretta: la differenza importante

Va distinta dalla pensione di reversibilità la cosiddetta pensione indiretta, che si applica quando il familiare deceduto non era ancora pensionato ma aveva versato un numero minimo di contributi: almeno 15 anni di contributi complessivi, oppure 5 anni di cui almeno 3 nei cinque anni precedenti il decesso. In questo caso i superstiti hanno comunque diritto a una pensione calcolata sui contributi versati dal lavoratore deceduto, con le stesse percentuali e gli stessi criteri della reversibilità ordinaria.

Questa distinzione è fondamentale perché molte famiglie, dopo la perdita improvvisa di un familiare ancora lavoratore e non pensionato, non sanno che hanno comunque diritto a un sostegno economico, semplicemente chiamato con un nome diverso ma sostanzialmente identico nel meccanismo di calcolo.

Come fare domanda all’INPS

La domanda di pensione di reversibilità o indiretta si presenta online sul sito INPS tramite SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato, che offre assistenza gratuita nella compilazione e nella raccolta della documentazione necessaria: certificato di morte, stato di famiglia, eventuale certificazione di invalidità per i figli maggiorenni inabili, e i dati reddituali del richiedente per il calcolo delle eventuali riduzioni.

Non c’è un termine di decadenza stretto per presentare la domanda, ma conviene farlo quanto prima perché la pensione viene riconosciuta a partire dal mese successivo al decesso solo se la domanda viene presentata entro tempi ragionevoli; un ritardo eccessivo nella presentazione può comportare la perdita degli arretrati relativi ai mesi più lontani dalla data di morte, in base alle regole di prescrizione previste per i ratei pensionistici.

Domande frequenti

Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità?

Sì, se non ha perso il diritto all’assegno di mantenimento al momento del decesso dell’altro coniuge. Il coniuge separato con addebito che ha perso tale diritto solitamente non può accedervi.

Il convivente non sposato ha diritto alla reversibilità?

No, la normativa attuale riserva il diritto al coniuge, anche divorziato se titolare di assegno, ma non al convivente di fatto non legato da matrimonio o unione civile.

Posso percepire la reversibilità e lavorare contemporaneamente?

Sì, non c’è incompatibilità tra lavoro e pensione di reversibilità, ma il reddito da lavoro concorre al calcolo delle eventuali riduzioni dell’importo in base alle soglie reddituali previste.

Quanto tempo impiega l’INPS a liquidare la prima rata?

I tempi medi si attestano generalmente tra 60 e 120 giorni dalla presentazione della domanda completa, ma possono variare in base al carico di lavoro della sede territoriale competente.

Per chi si avvicina alla pensione, utile anche la guida su pensione anticipata 2026: tutte le uscite possibili e l’approfondimento su Assegno di Inclusione: requisiti e importi. Per la normativa completa e aggiornata, la fonte ufficiale è il portale INPS.

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