Il bonus anziani 2026 è il nome con cui la stampa ha ribattezzato la Prestazione Universale, un contributo INPS da 850 euro al mese pensato per chi ha superato gli 80 anni e ha bisogno di assistenza continua. Non è un aiuto per tutti gli anziani: i requisiti sono stretti, e vale la pena capire subito se conviene fare domanda oppure no, perché nel frattempo esiste anche un’agevolazione diversa e più larga per gli over 75, legata al Canone RAI.
La Prestazione Universale aggiunge 850 euro al mese all’indennità di accompagnamento per chi ha almeno 80 anni, già percepisce l’accompagnamento, ha un bisogno assistenziale gravissimo accertato dall’INPS e un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro. La somma è vincolata: serve a pagare una badante regolare o servizi di assistenza professionale, non è liquidità libera. È una misura sperimentale che per legge vale fino al 31 dicembre 2026: per andare avanti nel 2027 serve una nuova norma. A parte c’è l’esenzione dal Canone RAI per gli over 75 con reddito proprio e del coniuge fino a 8.000 euro, che esiste da anni.
Indice
- Cos’è la Prestazione Universale (bonus anziani 850 euro)
- Chi ha diritto: requisiti anagrafici, sanitari ed economici
- Quanto vale davvero: 850 euro più l’accompagnamento
- Come si può spendere la somma vincolata
- Come fare domanda all’INPS
- Cosa succede dopo il 31 dicembre 2026
- L’altra agevolazione: esenzione Canone RAI per gli over 75
- Domande frequenti
Cos’è la Prestazione Universale (bonus anziani 850 euro)
La Prestazione Universale nasce dalla riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti prevista dalla Legge delega 33/2023 ed è disciplinata dagli articoli 34-36 del decreto legislativo 29/2024. È partita in via sperimentale il 1° gennaio 2025 e la sperimentazione, sempre per legge, dura fino al 31 dicembre 2026. L’idea di fondo è semplice: chi è molto anziano e ha bisogno di aiuto tutti i giorni riceve, oltre all’indennità di accompagnamento che già conosce, una quota aggiuntiva pensata specificamente per pagare un aiuto professionale in casa.
Non toglie l’accompagnamento, lo integra. Tecnicamente la prestazione ha due parti: una quota fissa pari all’indennità di accompagnamento e una quota integrativa, l'”assegno di assistenza” da 850 euro. Chi oggi percepisce 552,57 euro di indennità (importo 2026 per gli invalidi totali, allegato 2 alla circolare INPS 153/2025) e ottiene anche la Prestazione Universale arriva a superare i 1.400 euro mensili complessivi, tra le due voci.
Chi ha diritto: requisiti anagrafici, sanitari ed economici
I paletti sono quattro e servono tutti insieme, non uno in alternativa all’altro. Il primo è l’età: bisogna avere compiuto 80 anni. Non basta essere over 75 o over 70, soglie che invece contano per altre agevolazioni (vedi più sotto per il Canone RAI).
Il secondo requisito è il bisogno assistenziale gravissimo, che l’INPS accerta agli atti, senza visita, sulla base delle informazioni sanitarie che ha già, dei documenti allegati alla domanda e dei criteri fissati con il decreto ministeriale del 19 dicembre 2024. Contano due elementi. Uno è sanitario: una disabilità gravissima secondo i parametri del decreto ministeriale 26 settembre 2016, con bisogno di assistenza continua 24 ore su 24. L’altro è sociale: le risposte a un questionario sulla situazione familiare e assistenziale, compilato nella domanda, devono dare un punteggio di almeno 8. Non è sufficiente avere già l’indennità di accompagnamento per rientrare automaticamente: i criteri sono più stringenti rispetto alla sola invalidità civile.
Il terzo è economico: l’ISEE sociosanitario del richiedente non deve superare i 6.000 euro annui. È un ISEE calcolato con regole specifiche per le prestazioni sociosanitarie, diverso dall’ISEE ordinario usato per altri bonus, quindi conviene farlo predisporre da un CAF specificando che serve per la Prestazione Universale.
Il quarto requisito è l’indennità di accompagnamento: bisogna esserne già titolari (se è sospesa, la prestazione non viene riconosciuta). È escluso inoltre chi è ricoverato in una RSA o in una struttura simile.
| Requisito | Soglia 2026 |
|---|---|
| Età minima | 80 anni compiuti |
| ISEE sociosanitario | non superiore a 6.000 € |
| Condizione sanitaria | bisogno assistenziale gravissimo accertato INPS |
| Indennità di accompagnamento | già riconosciuta, nessun ricovero in RSA |
| Importo aggiuntivo | 850 € al mese, vincolati |
Quanto vale davvero: 850 euro più l’accompagnamento
Facciamo un esempio concreto. Maria ha 83 anni, percepisce già l’indennità di accompagnamento di 552,57 euro al mese e ha un ISEE sociosanitario di 4.200 euro. Se la commissione INPS le riconosce il bisogno assistenziale gravissimo, Maria riceverà in aggiunta gli 850 euro della Prestazione Universale: il totale mensile sale così a 1.402,57 euro.
Secondo esempio: Giovanni ha 79 anni. Anche se il suo bisogno assistenziale fosse valutato gravissimo, non può accedere alla Prestazione Universale perché non ha ancora compiuto 80 anni — resta con la sola indennità di accompagnamento fino al compimento dell’età richiesta.
Terzo caso: Anna ha 85 anni e un bisogno assistenziale grave ma non gravissimo secondo la valutazione della commissione. Anche in questo caso resta esclusa dalla quota aggiuntiva, pur avendo l’età giusta, perché il criterio sanitario non è soddisfatto.
Come si può spendere la somma vincolata
Qui sta la differenza più importante rispetto ad altri bonus INPS: gli 850 euro non arrivano come contanti liberi da usare come si preferisce. Sono vincolati a due utilizzi specifici. Il primo è pagare il lavoro di un assistente familiare (la badante, per usare il termine comune) regolarmente assunto con un contratto di almeno 15 ore settimanali. Il secondo è acquistare servizi di cura professionali forniti da imprese qualificate del settore socio-assistenziale.
Questo significa in pratica che la famiglia deve conservare le prove della spesa — buste paga della badante o fatture dell’impresa di assistenza — perché l’INPS può richiedere la rendicontazione dell’uso della somma. Chi già paga una badante in nero, quindi, non può accedere al beneficio senza prima regolarizzare il rapporto di lavoro.
Come fare domanda all’INPS
La domanda va presentata esclusivamente in modalità telematica, tramite il servizio INPS dedicato alla Prestazione Universale con SPID, CIE o CNS, oppure rivolgendosi a un patronato che la invia per conto del richiedente (opzione consigliata data la documentazione sanitaria e di spesa da allegare). Si può presentare dal primo giorno del mese in cui si compiono 80 anni. Non serve una visita a parte: il bisogno assistenziale gravissimo viene valutato dall’INPS dentro la stessa domanda, con il questionario e i documenti allegati. Se i requisiti ci sono, la prestazione decorre dal mese di presentazione della domanda, quindi aspettare non conviene.
Cosa succede dopo il 31 dicembre 2026
La data è scritta nella legge: l’articolo 34 del decreto legislativo 29/2024 istituisce la Prestazione Universale “in via sperimentale, dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026”, e l’articolo 36 finanzia l’assegno di assistenza con un tetto di spesa di 250 milioni di euro per ciascuno dei due anni. Anche la scheda INPS dice che la prestazione è erogata mensilmente fino al 31 dicembre 2026, “termine della sperimentazione”. Al 27 ottobre nessuna norma ha prorogato la misura o l’ha resa stabile: per pagare gli 850 euro anche nel 2027 serve una nuova legge, per esempio la legge di bilancio, che però deve ancora passare dal Consiglio dei ministri e poi dal Parlamento.
A rischio c’è solo la quota integrativa. L’indennità di accompagnamento è una prestazione autonoma, prevista dalla legge 18/1980 e non legata alla sperimentazione: chi la riceve oggi continua a riceverla anche se l’assegno di assistenza non viene rinnovato. Per chi ha i requisiti, intanto, presentare la domanda nel 2026 ha senso: la prestazione decorre dal mese della domanda e gli 850 euro spettano almeno per i mesi che restano fino a dicembre. Aggiorneremo l’articolo quando ci sarà un testo ufficiale sul 2027.
L’altra agevolazione: esenzione Canone RAI per gli over 75
Attenzione a non confondere due misure diverse. La Prestazione Universale riguarda gli over 80 con gravi problemi di autosufficienza. Ma esiste da anni anche un’esenzione totale dal Canone RAI per chi ha compiuto 75 anni, con requisiti molto meno stringenti: secondo l’Agenzia delle Entrate il reddito annuo proprio e del coniuge non deve superare complessivamente 8.000 euro, e non devono esserci conviventi con un reddito proprio, a parte colf e badanti. Si chiede con una dichiarazione sostitutiva, che vale anche per gli anni successivi finché i requisiti restano.
Questa esenzione vale 90 euro l’anno risparmiati sulla bolletta elettrica (il Canone RAI viene addebitato lì) e non richiede alcuna valutazione sanitaria: è una misura reddituale, molto più semplice da ottenere per chi rientra nella soglia di reddito. Trovi tutti i requisiti nella nostra guida completa al Canone RAI 2026.
Altre misure INPS da conoscere
Oltre alla Prestazione Universale, l’INPS gestisce in parallelo diverse altre misure di sostegno al reddito che vale la pena conoscere: dal trattamento integrativo da 100 euro in busta paga per i lavoratori dipendenti, fino al Bonus Maltempo, con la procedura di riesame per chi si è visto respingere la domanda.
Chi rientra nelle soglie ISEE più basse dovrebbe controllare anche la bolletta dei rifiuti: il bonus sociale rifiuti taglia la TARI del 25% e arriva in automatico con la DSU, senza presentare alcuna domanda. Chi non l’aveva trovato negli avvisi di giugno non era per forza escluso: per le DSU 2025 con omissioni o difformità i Comuni avevano tempo fino al 30 settembre 2026. Se lo sconto non compare ancora nell’avviso o nell’area riservata del gestore, conviene chiedere al Comune.
Domande frequenti
Posso avere sia l’indennità di accompagnamento che la Prestazione Universale?
Sì, nel senso che non si perde nulla: la Prestazione Universale ha una quota fissa pari all’accompagnamento, che continua a essere pagato con le modalità di sempre, più l’assegno di assistenza da 850 euro, pagato a parte. Se si rinuncia alla prestazione, resta l’accompagnamento.
La Prestazione Universale finisce il 31 dicembre 2026?
Per la legge in vigore sì: il decreto legislativo 29/2024 la prevede in via sperimentale fino al 31 dicembre 2026. Al 27 ottobre non c’è una proroga approvata. L’indennità di accompagnamento invece non scade e resta comunque.
Cosa succede se non ho ancora una badante regolare?
Serve regolarizzare il rapporto di lavoro prima di poter utilizzare la somma per quello scopo, con un contratto di almeno 15 ore settimanali, come indica la guida INPS alla prestazione. In alternativa si può destinare l’importo a servizi di assistenza professionale forniti da imprese qualificate.
L’ISEE sociosanitario è lo stesso che uso per altri bonus?
Non necessariamente. La legge richiede l’ISEE per le prestazioni sociosanitarie (articolo 6 del DPCM 159/2013), che per un adulto non autosufficiente può essere calcolato su un nucleo ristretto e quindi dare un valore diverso da quello ordinario. L’INPS indica come validi l’ISEE ordinario o ristretto in corso di validità, purché non superiore a 6.000 euro: conviene chiedere al CAF di calcolarlo specificando che serve per la Prestazione Universale.
Gli over 75 senza i requisiti della Prestazione Universale possono avere comunque un aiuto?
Sì, verifica l’esenzione dal Canone RAI se il reddito tuo e del coniuge non supera gli 8.000 euro: è una misura separata, più semplice da ottenere e senza valutazione sanitaria.
✅ Aggiornamento agosto 2026: se percepisci una pensione, controlla anche il cedolino di agosto — alcuni beneficiari stanno vedendo una trattenuta specifica legata alla mancata dichiarazione dei redditi 2021. Il dettaglio nella nostra guida al recupero quattordicesima e bonus 154,94 euro.

