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Congedo di paternità obbligatorio 2026: giorni, indennità e la novità NASpI

Il congedo di paternità obbligatorio 2026 resta fissato a 10 giorni, indennizzati dall’INPS al 100% della retribuzione, ma nel corso del 2026 sono arrivate due novità che vale la pena conoscere: il raddoppio automatico in caso di parto multiplo e, soprattutto, l’apertura della NASpI anche ai padri che si dimettono volontariamente entro il primo anno di vita del figlio dopo aver usufruito del congedo. Una tutela che prima era riservata quasi esclusivamente alle madri lavoratrici.

📌 Articolo in breve
Il congedo di paternità obbligatorio dura 10 giorni lavorativi (20 in caso di parto multiplo), può essere goduto anche in modo non continuativo entro i 5 mesi dalla nascita ed è pagato dall’INPS al 100% della retribuzione, senza alcun tetto massimo di importo secondo la Circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026. La stessa circolare conferma che i padri che si dimettono volontariamente entro il primo anno di vita del bambino, dopo aver fruito del congedo obbligatorio e/o facoltativo, hanno ora diritto alla NASpI: prima questa possibilità era riconosciuta solo alle lavoratrici madri.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale, previdenziale o giuslavoristica personalizzata. Verifica sempre i dati aggiornati sul sito INPS o rivolgiti a un patronato o consulente del lavoro per il tuo caso specifico.

Indice

  1. Cos’è il congedo di paternità obbligatorio
  2. Durata: 10 giorni, 20 in caso di parto multiplo
  3. Indennità al 100%: come funziona il pagamento
  4. La novità 2026: NASpI anche per i padri dimissionari
  5. Come si richiede
  6. Domande frequenti

Cos’è il congedo di paternità obbligatorio

Il congedo di paternità obbligatorio è un periodo di astensione dal lavoro riservato al padre lavoratore dipendente in occasione della nascita, adozione o affidamento di un figlio. È distinto dal congedo parentale (quello esteso fino ai 14 anni del figlio, che riguarda entrambi i genitori) ed è pensato per garantire la presenza del padre nei primi mesi di vita del bambino, indipendentemente dalle scelte della madre.

A differenza del congedo parentale, che è un diritto soggettivo condiviso tra i due genitori con giorni intercambiabili, il congedo di paternità obbligatorio spetta al padre a prescindere da quanto goduto dalla madre: non “consuma” giorni della madre e non richiede il suo consenso.

Durata: 10 giorni, 20 in caso di parto multiplo

La durata ordinaria è di 10 giorni lavorativi, che possono essere goduti anche in modo non continuativo (non necessariamente tutti insieme) entro i cinque mesi dalla nascita del figlio. In caso di parto plurimo — gemelli o parti multipli — i giorni raddoppiano automaticamente a 20, senza bisogno di documentazione aggiuntiva oltre alla certificazione della nascita plurima. Questa parte non è una novità del 2026 in sé, ma resta un punto spesso frainteso: molti padri di gemelli non sanno di avere diritto al doppio dei giorni e finiscono per richiederne solo 10.

Indennità al 100%: come funziona il pagamento

Durante il congedo di paternità obbligatorio, l’INPS eroga un’indennità pari al 100% della retribuzione media giornaliera, calcolata sulla base della retribuzione degli ultimi periodi di paga. Un aspetto poco noto ma confermato dalla Circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026 è che non è previsto alcun tetto massimo per questa indennità: a differenza di altre prestazioni INPS soggette a massimali, il congedo di paternità viene pagato al 100% indipendentemente dal livello retributivo. I giorni di congedo sono inoltre pienamente utili sia ai fini del diritto sia ai fini della misura della pensione, cioè contano come contribuzione a tutti gli effetti.

Nella maggior parte dei casi il pagamento avviene tramite il datore di lavoro, che anticipa l’indennità in busta paga e la recupera poi in conguaglio con i contributi dovuti all’INPS (meccanismo di conguaglio), quindi il lavoratore non deve fare domanda separata per l’importo: basta comunicare le date di fruizione all’azienda.

La novità 2026: NASpI anche per i padri dimissionari

La novità più rilevante confermata per il 2026 riguarda un caso specifico ma tutt’altro che raro: cosa succede se un padre lavoratore decide di dimettersi volontariamente entro il primo anno di vita del figlio, magari per motivi organizzativi legati proprio alla nuova genitorialità. Fino a poco tempo fa, l’accesso alla NASpI in caso di dimissioni volontarie in questa finestra temporale era riservato quasi esclusivamente alle lavoratrici madri, con un’eccezione limitata per i padri solo nel caso avessero fruito del cosiddetto congedo di paternità “alternativo” (quello che spetta al padre in sostituzione della madre in situazioni particolari, come grave infermità della madre).

Con la Circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026 questa possibilità si estende: anche il padre che si è dimesso volontariamente entro il primo anno di vita del bambino, dopo aver usufruito del congedo di paternità obbligatorio e/o del congedo parentale facoltativo, ha ora diritto alla NASpI, l’indennità di disoccupazione, alle stesse condizioni già previste per le madri lavoratrici. È un cambiamento concreto per chi valuta di lasciare un lavoro poco compatibile con la nuova situazione familiare, perché riduce il rischio economico della scelta.

Come si richiede

Per il congedo di paternità obbligatorio in sé non serve una domanda formale all’INPS in molti casi: basta comunicare al datore di lavoro, con il necessario preavviso previsto dal contratto collettivo applicato (in genere pochi giorni), le date in cui si intende fruire dei giorni, allegando il certificato di nascita o l’autocertificazione. Per la NASpI, invece, la domanda va presentata online sul portale INPS, tramite SPID o CIE, entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, allegando la documentazione che attesti l’avvenuta fruizione del congedo di paternità nel periodo di riferimento.

Domande frequenti

Il congedo di paternità obbligatorio è cumulabile con il congedo parentale?

Sì, sono due istituti distinti e cumulabili: il congedo di paternità obbligatorio si esaurisce nei primi 5 mesi di vita del figlio, mentre il congedo parentale può essere richiesto fino ai 14 anni del bambino secondo le nuove regole 2026.

Cosa succede se il padre è lavoratore autonomo?

Il congedo di paternità obbligatorio nella forma qui descritta è riservato ai lavoratori dipendenti; i lavoratori autonomi hanno accesso a tutele diverse e più limitate, che vale la pena verificare con la propria gestione previdenziale di riferimento (Gestione Separata o Casse professionali).

Serve il consenso della madre per usufruire del congedo di paternità obbligatorio?

No, è un diritto autonomo del padre che non richiede il consenso né incide sui giorni di congedo spettanti alla madre.

La NASpI per dimissioni volontarie vale anche se il padre si dimette dopo il primo compleanno del figlio?

No, la finestra temporale è limitata al primo anno di vita del bambino: dimissioni successive a questa data seguono le regole ordinarie, che normalmente escludono la NASpI in caso di dimissioni volontarie senza giusta causa.

Per il quadro completo sulle altre novità 2026 legate alla genitorialità, leggi anche il nostro articolo su congedo parentale 2026: esteso fino a 14 anni. Se stai valutando le dimissioni, può interessarti anche la nostra guida alla NASpI 2026: requisiti, importo e come fare domanda. Per il testo ufficiale della circolare puoi consultare il portale circolari INPS.

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