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Come fare il modello F24 online: guida passo passo 2026

Il modello F24 è il modulo che si usa per pagare la maggior parte delle tasse e dei contributi in Italia: IMU, IRPEF, IVA, contributi INPS, bollo auto e molto altro. Dal 2024 i pagamenti sopra i 5.000 euro possono essere fatti solo online tramite i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate o la propria banca. In questa guida vediamo come compilarlo e pagarlo senza errori.

📌 Articolo in breve
Il modello F24 si compila e si paga online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), oppure tramite il home banking della propria banca. Serve conoscere i codici tributo del pagamento da effettuare. I pagamenti sopra 5.000 euro non si possono più fare in banca allo sportello: devono passare per i canali telematici.

Indice

  1. Cos’è e quando si usa il modello F24
  2. Dove si paga: Agenzia delle Entrate o banca
  3. Come compilare il modello F24 passo per passo
  4. I codici tributo più comuni
  5. Errori frequenti e come evitarli
  6. Domande frequenti

Cos’è e quando si usa il modello F24

Il modello F24 è il modulo unificato di pagamento delle imposte italiane, introdotto negli anni Novanta per semplificare il rapporto tra contribuenti e fisco. Con un unico modulo si possono pagare tributi diversi — ad esempio IMU e contributi INPS insieme — e si possono compensare dei crediti fiscali con i debiti da pagare, riducendo l’importo finale.

Si usa praticamente ogni volta che si deve versare qualcosa al fisco o agli enti previdenziali. Alcune situazioni tipiche in cui serve: versamento delle imposte dal modello 730 o dalla dichiarazione IVA, pagamento dell’IMU, versamento dei contributi INPS per i lavoratori autonomi, pagamento dell’IVA mensile o trimestrale, ritenute sui redditi di lavoro dipendente, bollo auto in alcune regioni. In pratica, se hai un debito con il fisco italiano, quasi certamente lo paghi con un F24.

Dove si paga: Agenzia delle Entrate o banca

Dal 1° luglio 2024 i pagamenti F24 con saldo superiore a 5.000 euro possono avvenire solo tramite canali telematici: il portale dell’Agenzia delle Entrate, i servizi di home banking o i software gestionali. I pagamenti sotto questa soglia possono ancora essere effettuati in banca o in posta, ma solo se non ci sono compensazioni di crediti fiscali.

Il canale più diretto per i privati è il portale F24 web dell’Agenzia delle Entrate, accessibile su agenziaentrate.gov.it con SPID, CIE o CNS. Da lì puoi compilare il modello, verificarlo e pagare con addebito sul conto corrente. L’alternativa più comoda per chi ha già tutto pronto è usare il home banking della propria banca: quasi tutti gli istituti italiani — UniCredit, Intesa, Fineco, BancoPosta, N26, Revolut (quest’ultima solo per importi sotto 5.000€) — hanno una sezione dedicata al pagamento F24 nelle funzioni di pagamento online.

Una terza opzione è usare il software di un commercialista o di un CAF, che compila e invia il modello per tuo conto: utile se hai situazioni fiscali complesse o se non ti fidi di farlo da solo.

Come compilare il modello F24 passo per passo

Accedi al portale dell’Agenzia delle Entrate con le tue credenziali SPID, CIE o CNS e naviga nella sezione “Servizi” → “Versamenti” → “F24 web”. Trovi anche la funzione “F24 semplificato”, pensata per i pagamenti più comuni come IMU e TARI, che ha meno campi e risulta più immediata per chi non ha esigenze particolari.

Il modello è diviso in sezioni. La prima da compilare è sempre il contribuente: inserisci il tuo codice fiscale, cognome, nome e il comune di domicilio. Se paghi per conto di un’altra persona (ad esempio, un genitore per un figlio), compila anche la sezione “coobbligato”. Poi passi alle sezioni specifiche in base al tipo di tributo: per imposte nazionali usi la sezione “Erario”, per tributi locali come IMU usi la sezione “ICI/IMU e altri tributi locali”, per contributi INPS la sezione “INPS”.

Per ogni riga inserisci il codice tributo (quello che identifica esattamente che cosa stai pagando), il periodo di riferimento (anno o mese/anno a seconda del tributo), e l’importo a debito. Se hai crediti da compensare, inserisci l’importo a credito nella colonna corrispondente. Il sistema calcola automaticamente il totale da versare come differenza tra debiti e crediti.

Prima di confermare, controlla tutto due volte: codice fiscale, codice tributo e importo. Un errore nel codice tributo non blocca tecnicamente il pagamento, ma crea problemi da risolvere poi con l’Agenzia delle Entrate. Una volta confermato, il sistema genera la ricevuta di pagamento che puoi salvare o stampare: conservala sempre, è la prova che hai pagato.

I codici tributo più comuni

Il codice tributo è una sequenza di 4 caratteri che identifica esattamente il tipo di pagamento. Senza il codice giusto, il versamento finisce nel posto sbagliato. Alcuni dei codici più usati da privati e autonomi: il codice 3796 è per l’acconto IRPEF delle persone fisiche, il 3797 per il saldo IRPEF, il 3849 per i contributi fissi INPS degli artigiani e commercianti, e il 3918 per i contributi eccedenti il minimale INPS. Per l’IMU il codice cambia in base alla tipologia di immobile: 3912 per l’abitazione principale (quando dovuta), 3918 per altri fabbricati.

L’elenco completo dei codici tributo è pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione “Tabelle dei codici tributo”. Per pagamenti particolari — come ritenute su compensi o IVA — il codice ti viene comunicato dal software gestionale o dal commercialista. Se non sei sicuro del codice giusto, non procedere a caso: un pagamento con codice errato richiede una procedura di rimborso o storni che può richiedere mesi.

Errori frequenti e come evitarli

L’errore più comune è il codice fiscale sbagliato, specialmente quando si paga per un familiare. Un carattere errato fa sì che il pagamento venga attribuito a qualcun altro — o a nessuno. Ricopialo dall’originale sulla tessera sanitaria, non a memoria.

Il secondo errore frequente è il periodo di riferimento: per le imposte annuali va indicato l’anno di competenza (quello a cui si riferisce l’imposta, non quello in cui si paga). Per esempio, l’acconto IMU 2026 si paga a giugno 2026 ma il periodo di riferimento da inserire è “2026”.

Il terzo problema riguarda le compensazioni mal calcolate: se inserisci un credito fiscale che non hai o hai già usato in precedenza, il modello risulterà sbilanciato e il pagamento potrà essere respinto o controllato dall’Agenzia. Usa solo i crediti che risultano dal tuo cassetto fiscale su agenziaentrate.gov.it.

Se hai pagato con un errore e te ne accorgi subito, contatta il tuo istituto bancario: entro certi tempi è possibile richiamare il pagamento. Altrimenti bisogna presentare istanza di rimborso o riattribuzione all’Agenzia delle Entrate, una procedura lunga ma risolvibile.

Domande frequenti

Posso pagare il modello F24 con Postepay o carta prepagata?

No. Il modello F24 si paga esclusivamente con addebito su conto corrente bancario o postale. Le carte prepagate senza IBAN, come la Postepay standard, non sono accettate. Serve un conto corrente intestato al contribuente o, per i pagamenti tramite banca, un mandato di addebito sul conto.

Quanto tempo ho per conservare la ricevuta F24?

La ricevuta va conservata per almeno 5 anni, che è il termine ordinario di decadenza per le verifiche fiscali. Per i tributi locali come IMU il termine può arrivare a 7 anni. Salvala in formato PDF sul computer e, se possibile, anche in un backup cloud.

Posso fare un F24 a zero se ho crediti che coprono tutto il debito?

Sì, se i crediti compensano interamente il debito l’importo finale da versare è zero. In questo caso il modello va comunque presentato (non si può semplicemente non farlo), ma il versamento è di 0 euro. Questa operazione si chiama “F24 a saldo zero” e va fatta obbligatoriamente per via telematica, non in banca.

Chi può aiutarmi a compilare il modello F24?

I CAF (Centri di Assistenza Fiscale) offrono assistenza gratuita o a basso costo per la compilazione del modello F24, soprattutto per i casi standard come IMU e contributi. Un commercialista è necessario solo per situazioni complesse con compensazioni multiple o debiti fiscali significativi. Se hai già il SPID attivo, il portale dell’Agenzia delle Entrate ha anche guide guidate per i tributi più comuni.

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