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Congedo straordinario 104: quanto spetta, chi ha diritto e come funzionano i due anni retribuiti

Il congedo straordinario 104 permette a un lavoratore dipendente di restare a casa fino a due anni per assistere un familiare con disabilità grave, continuando a ricevere un’indennità pari all’ultimo stipendio (solo le voci fisse) e con i contributi per la pensione coperti. Nel 2026 l’indennità non può superare 43.486 euro lordi l’anno, cioè 119,14 euro al giorno. Spetta a un solo familiare per volta, secondo un ordine preciso: prima il coniuge convivente, poi i genitori, poi i figli conviventi, poi fratelli e sorelle conviventi, infine gli altri parenti conviventi fino al terzo grado. In cambio, per tutto il periodo non maturano ferie, tredicesima e TFR.

Ultimo aggiornamento: novembre 2026. Abbiamo letto su Normattiva il testo in vigore dell’art. 42 del D.Lgs. 151/2001 e dell’art. 4 della legge 53/2000, la circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026, la scheda INPS del servizio di domanda e la sentenza della Corte costituzionale n. 197/2025.

📌 Articolo in breve
Il congedo straordinario dura al massimo due anni in tutta la vita lavorativa per ciascuna persona assistita, e si può prendere tutto insieme o a pezzi. Chi lo usa riceve l’ultimo stipendio fisso, ma nel 2026 al massimo 43.486 euro lordi l’anno (circa 3.624 euro al mese). Ha diritto un solo familiare alla volta, nell’ordine stabilito dalla legge, e di regola deve convivere con la persona disabile. Durante il congedo non si maturano ferie, tredicesima e TFR: con il calcolatore qui sotto vedi quanto prendi e quanto perdi.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Che cos’è il congedo straordinario 104
  2. Chi ha diritto: l’ordine dei familiari
  3. Quanto spetta nel 2026
  4. Calcolatore: quanto prendi e quanto perdi
  5. Tre esempi con i numeri
  6. Ferie, tredicesima e TFR: cosa si perde
  7. Due anni, a pezzi o tutti insieme: le regole
  8. Come si fa la domanda
  9. Conviventi di fatto e sentenza della Consulta
  10. Domande frequenti

Che cos’è il congedo straordinario 104

La norma è l’articolo 42, commi da 5 a 5-quinquies, del D.Lgs. 151/2001, il testo unico su maternità e paternità. Riguarda chi assiste una persona con disabilità in situazione di gravità, cioè con il riconoscimento dell’articolo 3, comma 3, della legge 104 del 1992. Nelle norme più recenti questa condizione viene chiamata “necessità di sostegno intensivo”: è la stessa cosa detta con le parole della riforma della disabilità (la trovi spiegata nella guida sulla riforma della disabilità).

Da non confondere con i tre giorni di permesso al mese, che sono un’altra misura della stessa legge e che abbiamo spiegato nella guida alla legge 104 e ai suoi permessi. Il congedo straordinario è molto più lungo: fino a due anni di assenza dal lavoro, con il posto conservato. Il congedo generico per “gravi motivi familiari” dell’articolo 4 della legge 53/2000 dura anch’esso fino a due anni, ma non è pagato; quello per la 104, invece, dà diritto a un’indennità.

Chi ha diritto: l’ordine dei familiari

Qui sta il punto che crea più dubbi. La legge non lascia scegliere liberamente alla famiglia chi resta a casa: fissa una scala di priorità. Si scende al gradino successivo solo se chi sta sopra manca, è morto o ha “patologie invalidanti”, cioè malattie che gli impediscono di assistere.

Ordine Chi può chiederlo Serve convivere?
1° Coniuge, unito civilmente o convivente di fatto Sì
2° Padre o madre, anche adottivi La legge non lo chiede
3° Uno dei figli Sì
4° Uno dei fratelli o delle sorelle Sì
5° Parente o affine fino al 3° grado Sì

Fonte: art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001, testo vigente.

Un esempio. Una figlia che vive con la madre vedova può chiedere il congedo se anche i nonni sono morti o non sono in grado di assistere per una malattia invalidante. Lo stesso vale se il padre è vivo ma ha una patologia invalidante: la figlia convivente passa avanti. Il fratello della madre che abita in un’altra casa, invece, resta escluso finché non va a vivere con lei.

Il diritto però spetta “anche nel caso in cui la convivenza sia stata instaurata successivamente alla richiesta di congedo”. In pratica si può chiedere il congedo e trasferirsi dopo. Tra i parenti fino al terzo grado ci sono nonni, nipoti e zii; tra gli affini suoceri e cognati.

C’è poi un limite che vale per tutta la famiglia: congedo straordinario e permessi da tre giorni al mese “non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona”. L’eccezione riguarda i genitori di un figlio con disabilità grave, che possono alternarsi, ma mai negli stessi giorni. Come dividere i permessi quando i familiari sono più di uno l’abbiamo raccontato nell’articolo sui permessi 104 tra più familiari.

Quanto spetta nel 2026

La legge dice che il lavoratore riceve “un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative”. Contano quindi lo stipendio base, gli scatti di anzianità, i superminimi e le altre voci che arrivano ogni mese. Restano fuori straordinari, premi e indennità legate a turni o presenze, che cambiano da un mese all’altro.

C’è però un tetto, che l’INPS aggiorna ogni anno con l’inflazione. Per il 2026 i valori sono nella circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026 (lettera B, punto 5), calcolati con un aumento dell’1,4%.

Voce 2026 Importo massimo
Indennità annua 43.486,00 €
Indennità al giorno 119,14 €
Indennità al mese (calcolo nostro) 3.623,83 €
Stipendio figurativo per la pensione, a settimana 836,27 €
Tetto totale (indennità + contributi) 57.836,96 €

Fonte: circolare INPS n. 47/2026, tabelle 1 e 2. Il valore mensile è 43.486 diviso 12.

Detto in modo semplice: chi ha uno stipendio fisso fino a circa 3.624 euro lordi al mese prende l’intero importo. Chi guadagna di più riceve al massimo quella cifra. Gli importi sono lordi, prima delle tasse.

L’indennità la anticipa il datore di lavoro nella busta paga, con le stesse modalità della maternità, e poi la recupera dai contributi che versa all’INPS. Per il lavoratore, quindi, arriva come un normale stipendio. Il periodo è coperto da contribuzione figurativa: per la pensione è come se si fosse lavorato, entro il tetto.

Calcolatore: quanto prendi e quanto perdi

Inserisci lo stipendio lordo mensile delle sole voci fisse, i mesi di congedo e le mensilità del tuo contratto: il calcolatore applica il tetto 2026 e stima quanto non maturi di tredicesima, quattordicesima e TFR.

🧮 Congedo straordinario 104: quanto spetta

ℹ️ I risultati forniti sono stime indicative basate sui dati inseriti e sui parametri vigenti alla data di pubblicazione. Per calcoli ufficiali fai riferimento all’Agenzia delle Entrate o a un professionista abilitato.

Il tetto è giornaliero, quindi in busta le cifre possono cambiare di qualche euro da un mese all’altro. Se vuoi capire quanto resta in tasca al netto delle tasse, puoi usare il nostro calcolatore dello stipendio netto inserendo l’indennità lorda.

Tre esempi con i numeri

Impiegata con 2.200 euro lordi al mese, sei mesi di congedo. Il suo stipendio fisso, moltiplicato per dodici, fa 26.400 euro: sotto il tetto. Riceve quindi 2.200 euro lordi al mese, 13.200 euro in sei mesi. Il contratto prevede la tredicesima, che però non matura durante il congedo: perde metà tredicesima, cioè 1.100 euro. Perde anche il TFR di quei sei mesi, che stimiamo in circa 1.059 euro. In tutto il congedo le costa circa 2.159 euro lordi rispetto a sei mesi di lavoro, più i giorni di ferie non maturati.

Quadro con 5.000 euro lordi al mese, un anno di congedo. Qui il tetto conta. Lo stipendio fisso annuo sarebbe di 60.000 euro, ma l’indennità si ferma a 43.486 euro: circa 3.623,83 euro al mese invece di 5.000. Solo per il tetto, in dodici mesi rinuncia a 16.514 euro. A questi si aggiungono la tredicesima (5.000 euro) e il TFR dell’anno (circa 4.815 euro). Il costo complessivo, secondo il nostro calcolo, supera i 26.000 euro lordi.

Operaio part-time con 1.300 euro e 14 mensilità, due anni pieni. Prende 1.300 euro al mese per 24 mesi, 31.200 euro in tutto. Non matura tredicesima e quattordicesima per due anni (5.200 euro) né il TFR (circa 2.696 euro). Ha esaurito i due anni: non potrà chiederne altri in tutta la vita lavorativa.

Caso Indennità totale Perdita stimata
2.200 €, 6 mesi 13.200,00 € 2.159,26 €
5.000 €, 12 mesi 43.485,96 € 26.328,85 €
1.300 €, 24 mesi 31.200,00 € 7.896,30 €

Importi lordi. Perdita = taglio per il tetto + mensilità aggiuntive + TFR non maturati. Calcolo nostro con il tetto 2026; ferie escluse.

Ferie, tredicesima e TFR: cosa si perde

Il comma 5-quinquies è netto: il periodo di congedo “non rileva ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto”. È il costo meno visibile: si nota a dicembre e quando si incassa la liquidazione. Per capire quanto vale normalmente la tua tredicesima c’è la guida al calcolo di tredicesima e quattordicesima.

Sulle ferie la legge prevede una piccola compensazione. Chi prende il congedo “per un periodo continuativo non superiore a sei mesi” ha diritto a permessi non retribuiti pari ai giorni di ferie che avrebbe maturato nello stesso periodo (comma 5-quater). Sono giorni di assenza senza stipendio e senza contributi figurativi, ma permettono di non perdere del tutto il riposo.

Per la pensione, invece, il periodo conta: i contributi figurativi lo coprono come se si fosse lavorato, entro il tetto di 836,27 euro di stipendio a settimana.

📝 Nota della redazione
Se leggi il comma 5-ter su Normattiva trovi una cifra diversa da quella dell’INPS: 43.579,06 euro. Non è un errore. Quella è la cifra di partenza fissata dalla legge per il 2011, e comprende sia l’indennità sia i contributi figurativi; ogni anno viene rivalutata. Per il 2026 il totale è salito a 57.836,96 euro, e l’INPS ne ricava l’indennità massima togliendo la quota di contributi al 33%: 57.836,96 diviso 1,33 dà proprio 43.486 euro. E 43.486 diviso 365 fa 119,14 euro, il tetto giornaliero. Il valore cambia ogni primavera con la nuova circolare: aggiorneremo il calcolatore quando uscirà quella del 2027.

Due anni, a pezzi o tutti insieme: le regole

La durata massima è di due anni “per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa” (comma 5-bis). Significa due cose. Per la stessa persona assistita, tutta la famiglia insieme non può superare due anni. E ogni lavoratore, nella sua intera carriera, non può usare più di due anni di congedo, anche se assiste persone diverse in momenti diversi.

Il congedo si può prendere tutto di seguito oppure a pezzi: la legge 53/2000, richiamata dall’articolo 42, parla di periodo “continuativo o frazionato”. Chi lo chiede ha diritto a iniziarlo entro trenta giorni dalla richiesta: il datore di lavoro non può rimandarlo oltre.

Una condizione spesso dimenticata riguarda il ricovero. Il congedo non spetta se la persona da assistere è ricoverata a tempo pieno, per esempio in una struttura residenziale. Fa eccezione il caso in cui siano i sanitari a chiedere la presenza del familiare: in questo caso il congedo resta possibile anche durante il ricovero.

Come si fa la domanda

Per i lavoratori del settore privato la domanda si presenta online all’INPS, dal servizio “Domande di congedi straordinari”, che la scheda INPS indica come rivolto ai “lavoratori dipendenti privati”. In alternativa si può passare da un patronato, che usa un canale dedicato. Tieni a portata di mano i dati della persona da assistere, il verbale che riconosce la disabilità grave e i periodi che vuoi chiedere.

Conviene avvisare per tempo anche il datore di lavoro, che deve organizzare l’assenza e anticipare l’indennità in busta paga. I dipendenti pubblici, per cui il servizio INPS non è pensato, si rivolgono al proprio ufficio del personale: la norma di riferimento resta l’articolo 42.

Prima di inviare conviene controllare tre cose: che nessun altro familiare stia già usando permessi 104 o congedo per la stessa persona negli stessi giorni, che chi sta sopra di te nell’ordine sia davvero assente o impossibilitato (servono certificati per le “patologie invalidanti”), e quanti giorni di congedo hai già usato in passato, anche per un’altra persona.

Conviventi di fatto e sentenza della Consulta

Oggi il convivente di fatto ha gli stessi diritti del coniuge: il testo dell’articolo 42 lo mette al primo posto insieme a coniuge e unito civilmente. È così dalla modifica del D.Lgs. 105/2022.

Il 23 dicembre 2025 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 197/2025, si è occupata del periodo precedente. Il caso riguardava un uomo a cui l’INPS aveva respinto il congedo per il 2020, perché a quel tempo conviveva con la compagna disabile ma non erano ancora sposati. La Corte ha dichiarato illegittimo il vecchio testo dell’articolo 42, quello in vigore prima della riforma del 2022, “nella parte in cui non include il convivente di fatto” tra chi può chiedere il congedo, alla pari del coniuge convivente.

Chi in passato si era visto negare il congedo come convivente può quindi avere un argomento in più. Al 2 novembre, però, non abbiamo trovato istruzioni dell’INPS su come trattare le vecchie domande respinte, né su eventuali tempi per farle valere: in questi casi conviene farsi seguire da un patronato o da un avvocato del lavoro prima di muoversi.

Domande frequenti

Quanto si prende al mese con il congedo straordinario 104?

L’ultimo stipendio lordo delle voci fisse e continuative. Nel 2026 il massimo è 43.486 euro l’anno, 119,14 euro al giorno, circa 3.624 euro al mese. Chi guadagna di meno prende il suo stipendio fisso intero.

Il congedo straordinario si può prendere a giorni?

Sì, la legge consente un periodo “continuativo o frazionato”. Ogni frazione si somma alle altre fino al massimo di due anni.

Un figlio che non vive con il genitore disabile può chiederlo?

Il figlio deve essere convivente, ma la legge ammette che la convivenza inizi dopo la domanda. In ogni caso il figlio può chiederlo solo se manca il coniuge (o è morto o malato) e mancano o non possono assistere anche i genitori della persona disabile.

Durante il congedo si matura la tredicesima?

No. Il periodo di congedo non conta per ferie, tredicesima e TFR. Conta invece per la pensione, grazie ai contributi figurativi.

Due fratelli possono dividersi i due anni?

Possono usarli in momenti diversi, ma il totale per la stessa persona resta di due anni e congedo e permessi 104 non possono andare a più di un lavoratore per assistere la stessa persona. Fanno eccezione i genitori di un figlio disabile, che si alternano ma non negli stessi giorni.

Il datore di lavoro può rifiutare il congedo?

La legge dice che il familiare che ne ha diritto può fruirne “entro trenta giorni dalla richiesta”: è un diritto del lavoratore, e il datore ha quel tempo per organizzarsi. Se i requisiti ci sono, non può negarlo.

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