Il correttivo fiscale Omnibus 2026 tocca due nervi scoperti per chi ha una partita IVA: la tassazione dei crediti d’imposta acquistati da altri contribuenti e i tempi per detrarre l’IVA sulle fatture ricevute. Il testo è ancora in fase di esame parlamentare, ma le regole che introduce cambiano concretamente la convenienza di alcune operazioni molto diffuse tra professionisti e imprese.
Lo schema di decreto legislativo, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno 2026 e trasmesso alle Camere il 21 luglio 2026 (Atto del Governo n. 430), introduce un’imposta sostitutiva del 26% sui guadagni da cessione o compensazione di crediti d’imposta agevolativi acquistati dai professionisti, con possibilità di applicarla retroattivamente ai crediti già acquistati dal 2024. Cambia anche il termine per detrarre l’IVA sulle fatture: non più entro l’anno di ricezione, ma entro il secondo anno successivo.
Indice
- Cosa prevede il correttivo Omnibus e a che punto è l’iter
- La nuova tassazione sui crediti d’imposta acquistati dai professionisti
- IVA: più tempo per detrarre le fatture
- Chi deve prestare attenzione fin da ora
- Le tappe che mancano prima dell’approvazione definitiva
- Domande frequenti
Cosa prevede il correttivo Omnibus e a che punto è l’iter
Il decreto Omnibus fiscale 2026 non è ancora legge. Si tratta di uno schema di decreto legislativo che il governo ha trasmesso alle Camere il 21 luglio 2026 come Atto del Governo n. 430, ora al vaglio delle Commissioni parlamentari competenti per il parere non vincolante. In pratica il testo può ancora subire modifiche prima della pubblicazione definitiva in Gazzetta Ufficiale, ma l’impianto delle due novità principali — crediti d’imposta e detrazione IVA — è considerato ormai consolidato dagli operatori del settore, quindi conviene iniziare a ragionarci sopra.
Il provvedimento nasce come intervento di manutenzione su alcune riforme fiscali già in vigore, in particolare sul nuovo Testo Unico IVA e sulla disciplina dei crediti d’imposta agevolativi introdotta negli ultimi anni — e si inserisce nello stesso percorso di riordino che ha portato, poche settimane prima, al nuovo Testo Unico delle Imposte sui Redditi in vigore dal 2027. Non è un decreto che tocca aliquote IRPEF o detrazioni per le famiglie: riguarda soprattutto partite IVA, professionisti e imprese che comprano o vendono crediti fiscali, e chi gestisce fatturazione e detrazione IVA in modo continuativo — la stessa platea toccata di recente dal Decreto Fiscale 2026 convertito in legge, di cui questo correttivo è in parte un completamento.
La nuova tassazione sui crediti d’imposta acquistati dai professionisti
Negli ultimi anni si è sviluppato un mercato secondario di crediti d’imposta agevolativi — pensiamo ai bonus edilizi ma anche ad altri crediti settoriali — che professionisti e intermediari finanziari acquistano da chi li ha maturati, spesso a un valore scontato rispetto al nominale, per poi utilizzarli in compensazione o rivenderli a loro volta. Fino a oggi il guadagno realizzato su queste operazioni rientrava tra i redditi di lavoro autonomo tassati con le aliquote IRPEF ordinarie, che per gli scaglioni più alti arrivano al 43% più addizionali regionali e comunali.
Il correttivo introduce un’imposta sostitutiva del 26% sui differenziali positivi che derivano dalla cessione o compensazione di questi crediti. Facciamo un esempio concreto: un professionista acquista un credito d’imposta dal valore nominale di 10.000 euro pagandolo 8.500 euro, e lo utilizza integralmente in compensazione. Il differenziale positivo è di 1.500 euro. Con la tassazione IRPEF ordinaria e un’aliquota marginale del 43%, l’imposta dovuta sarebbe stata di 645 euro; con l’imposta sostitutiva al 26% scende a 390 euro, un risparmio di 255 euro solo su questa operazione — che diventa proporzionalmente più rilevante quanto più alto è il volume di crediti trattati nell’anno.
Un aspetto che cambia le carte in tavola per chi opera già in questo mercato da tempo: la norma si applica ai crediti acquistati dall’entrata in vigore del decreto, ma il contribuente può scegliere di applicarla anche in modo retroattivo ai crediti già acquistati a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024. Significa che chi ha comprato crediti d’imposta nel 2024 o nel 2025 e li ha già tassati con le aliquote ordinarie potrebbe, con l’opzione, rideterminare la tassazione applicando il 26% se più favorevole — un dettaglio che vale la pena verificare con il proprio commercialista prima della prossima dichiarazione.
| Regime | Aliquota applicata | Su 1.500€ di differenziale |
|---|---|---|
| IRPEF ordinaria (aliquota marginale 43%) | fino al 43% + addizionali | ~645€ + addizionali |
| Imposta sostitutiva (nuova) | 26% fissa | 390€ |
IVA: più tempo per detrarre le fatture
La seconda novità riguarda un problema molto pratico che chiunque gestisca una contabilità conosce bene: cosa succede se una fattura di acquisto arriva a ridosso di fine anno, magari a dicembre inoltrato, e non c’è il tempo materiale per registrarla e far valere la detrazione IVA entro la dichiarazione dello stesso anno? Oggi il termine per esercitare il diritto alla detrazione decorre dall’anno di ricezione della fattura, il che costringe in questi casi a rincorrere scadenze strette o, nella peggiore delle ipotesi, a perdere il diritto alla detrazione se ci si dimentica di registrarla in tempo.
Il correttivo sposta il termine iniziale al secondo anno successivo a quello di ricezione della fattura. Concretamente: una fattura ricevuta a dicembre 2026 oggi dovrebbe essere registrata e detratta entro la dichiarazione IVA relativa al 2026 stesso; con la nuova regola, il contribuente avrebbe margine fino alla dichiarazione relativa al 2028. La modifica riguarda sia il DPR 633/1972, la storica legge IVA, sia il nuovo Testo Unico IVA entrato in vigore parallelamente alla riforma del sistema tributario.
Per un piccolo studio professionale o una partita IVA in regime ordinario che riceve decine di fatture fornitori ogni mese, questo margine aggiuntivo riduce sensibilmente il rischio di perdere detrazioni per un mero errore di tempistica amministrativa — un problema che, va detto, capita più spesso di quanto si pensi con i fornitori che emettono fatture in ritardo rispetto alla data dell’operazione.
Chi deve prestare attenzione fin da ora
Il correttivo non riguarda il contribuente medio con un solo lavoro dipendente e la dichiarazione precompilata. Le due novità hanno un pubblico piuttosto specifico: da un lato professionisti e intermediari che comprano e rivendono crediti d’imposta agevolativi, un mercato di nicchia ma con volumi economici non trascurabili; dall’altro qualsiasi partita IVA in regime ordinario che gestisce un volume di fatturazione passiva consistente, dove il rischio di perdere una detrazione per scadenza mancata è concreto.
Chi rientra in una di queste due categorie farebbe bene a seguire l’iter parlamentare nelle prossime settimane, perché il testo definitivo potrebbe ancora ricevere modifiche nel parere delle Commissioni prima dell’approvazione finale e della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Le tappe che mancano prima dell’approvazione definitiva
Uno schema di decreto legislativo come questo segue un percorso preciso prima di diventare legge a tutti gli effetti. Dopo la trasmissione alle Camere del 21 luglio 2026, le Commissioni Finanze di Camera e Senato hanno un termine per esprimere il proprio parere, che tipicamente si aggira sui trenta giorni salvo proroghe legate alla complessità del testo o al calendario parlamentare estivo. Il parere non è vincolante: il governo può recepirlo, modificarlo parzialmente o, in casi più rari, discostarsene motivando la scelta. Solo dopo questo passaggio il testo torna al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Considerando i tempi tecnici e la pausa parlamentare di agosto, è realistico ipotizzare che il testo definitivo arrivi non prima dell’autunno 2026, con possibili aggiustamenti rispetto alla versione attuale soprattutto sui dettagli attuativi dell’imposta sostitutiva sui crediti d’imposta, dove le associazioni di categoria dei commercialisti hanno già segnalato alcuni punti da chiarire, in particolare sulle modalità pratiche per esercitare l’opzione retroattiva sui crediti acquistati dal 2024.
Domande frequenti
Il correttivo Omnibus è già legge?
No, al momento è uno schema di decreto legislativo trasmesso alle Camere il 21 luglio 2026 per il parere delle Commissioni parlamentari. Serve ancora l’approvazione definitiva e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale prima che diventi pienamente operativo.
L’imposta sostitutiva del 26% conviene sempre rispetto all’IRPEF ordinaria?
Conviene a chi ha un’aliquota marginale IRPEF superiore al 26%, quindi tipicamente ai redditi medio-alti. Per chi ha un’aliquota marginale più bassa il calcolo va fatto caso per caso, perché la tassazione ordinaria potrebbe risultare comunque più conveniente.
Da quando si può applicare la retroattività sui crediti acquistati nel 2024?
La norma prevede la possibilità di optare per l’imposta sostitutiva anche sui crediti acquistati a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024, ma l’opzione sarà esercitabile solo dopo l’entrata in vigore definitiva del decreto, con modalità che verranno chiarite da un provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa cambia per chi ha una partita IVA in regime forfettario?
Ben poco: il regime forfettario non prevede la detrazione IVA sugli acquisti, quindi la novità sul termine di detrazione non lo riguarda direttamente. Va invece valutata la novità sui crediti d’imposta se il forfettario opera anche in questo mercato, ma è un’ipotesi rara per questo tipo di regime.

