Come nasce il carnevale

Etimologia: Carrus Navalis o da Carne Levare

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Il carnevale è una delle feste più colorate e divertenti del mondo, ma la sua storia è molto più antica di quanto si possa pensare. Il carnevale ha radici che risalgono all’antichità e ha subito molte trasformazioni nel corso dei secoli.

Le origini del carnevale possono essere rintracciate dal Navigium Isidis fino alla festa romana delle Saturnalia, che si svolgeva ogni anno a dicembre. Durante le Saturnalia, i romani si concedevano giorni di eccessi e di festeggiamenti, scambiavano regali e facevano sfilare carri allegorici per le strade.

Carnevale Cristiano

Il carnevale cristiano ha le sue origini nel Medioevo, quando la Chiesa Cattolica ha introdotto la festa della Quaresima. La Quaresima è il periodo di 40 giorni che precede la Pasqua, durante il quale i cristiani si astengono da cibi ricchi e attività ludiche in segno di penitenza. Per i cristiani del Medioevo, il carnevale rappresentava l’ultima occasione per godere della vita prima dell’inizio della Quaresima.

Le città del Carnevale

Il carnevale ha assunto diverse forme in diversi paesi, ma ha sempre avuto in comune l’idea di celebrare la vita e la gioia prima del periodo di penitenza della Quaresima. In Italia, il carnevale ha radici antiche, risalenti al Rinascimento, quando le feste mascherate erano molto popolari. Il Carnevale di Venezia, con le sue maschere elaborate e i costumi eleganti, è diventato uno dei più famosi del mondo.

In America Latina, il carnevale è una celebrazione molto importante, soprattutto in Brasile. Il carnevale brasiliano è caratterizzato da sfilate di carrozze e balli di strada, e attira turisti da tutto il mondo.

Vediamo però le origini più remote del carnevale partendo dagli Egizi, seguiamo poi come gli Antichi Romani ne abbiamo copiato alcuni aspetti fino ad arrivare a come lo conosciamo oggi.

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Il Navigium Isidis l’origine della storia prima che diventi Carrus Navalis

Il Carnevale moderno ha le sue origini nel Navigium Isidis, un’antica cerimonia in maschera che celebrava la dea Iside e la sua capacità di far risorgere il suo sposo Osiride dopo aver viaggiato per terre, fiumi e mari alla ricerca delle parti del suo corpo smembrato. Questo rito simboleggiava la morte e la resurrezione, e si teneva durante il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera, che coincideva con il periodo della Pasqua cattolica.tempio iside carrus navalis navigium isidis

La celebrazione veniva diffusa in tutto l’impero romano nel 150 d.C., ma aveva origini più antiche in Egitto. Durante il Navigium Isidis, un corteo in maschera si svolgeva intorno a un’immagine della dea Iside su un’immaginaria nave di legno chiamata Carrus Navalis, che veniva decorata con fiori e omaggi floreali.

Apuleio racconta

La descrizione del Navigium Isidis è stata fatta da Apuleio nel suo romanzo “Le Metamorfosi”, e le Navi di Nemi dell’imperatore Caligola erano probabilmente dedicate a questo rito, poiché corrispondono alla descrizione di Apuleio.

I festeggiamenti del Navigium Isidis erano molto simili al Carnevale moderno, in cui le persone indossavano maschere e si godevano la gioia di vivere, anche se erano consapevoli della fredda morte. La dea Iside era anche la Protettrice dei Naviganti e la Barca Lunare era la nave per eccellenza, utilizzata per traghettare i defunti dal regno dei vivi al regno dei morti.

Anche se la Chiesa ha aggiunto alcune tradizioni al Carnevale per differenziarlo dal rito pagano, molte delle sue origini possono essere rintracciate nel Navigium Isidis e nella sua celebrazione della morte e della rinascita.

Il Carrus Navalis dei Romani

Questo rito, anche nell’antica Roma dedicato alla dea Iside, che, come anticipato, secondo la leggenda, viaggiava per mari alla ricerca del suo sposo Osiride. In onore di questa festa, si utilizzava un carro navale, noto come carrus navalis, che veniva portato in processione. Custodito all’interno del Tempio per tutto l’anno veniva sfoggiato in questa occasione.

Affresco del 210 d.C. raffigurante il Carrus Navalis – rinvenuto nella città di Ostia Antica

Nella versione romana del Navigium Isidis, in contrasto con la versione egizia originale, venne introdotto un elemento di allegria accompagnato dalla beffa. Spesso venivano rappresentati personaggi influenti dell’epoca, come l’Imperatore, i Senatori o i Generali, che venivano caricaturati. I romani avevano la consuetudine di scherzare sui potenti e, nonostante qualche imperatore non gradisse, non fu mai possibile frenare questo sarcasmo.

L’arrivo della primavera e l’inizio del periodo di navigazione

La Festa del Navigium Isidis era associata all’inizio del periodo della navigazione, che iniziava in primavera. In questo periodo, i marinai si preparavano ad affrontare il mare dopo l’inverno, e la festa del Navigium Isidis serviva proprio a inaugurare questo periodo. La processione del carro navale dal tempio al fiume e poi fino al mare, era quindi simbolica della preparazione dei marinai per l’inizio della stagione di navigazione.

Ma c’era un altro elemento importante del Navigium Isidis, ovvero la morte. La morte rendeva gli uomini tutti uguali, per cui tutti erano ammessi alla festa e al corteo, inclusi gli schiavi e i bambini. Soprattutto nella festa romana, lunghe processioni di persone mascherate seguivano la barca cantando e ballando.  Delle tappe permettevano ai giullari di comporre sceneggiate, esibizioni di balli, e danze collettive.

Tutta la gente si travestiva per onorare il Navigium Isidis, che portava una grande cassa ermeticamente chiusa, simbolo della morte sconosciuta. Le prostitute non potevano mancare mostrando la loro bellezza e le donne romane, con i loro gioielli tintinnanti, non erano da meno. Anche le matrone abbandonavano il loro abbigliamento tradizionale in quei giorni e si scatenavano nelle libagioni e nelle vesti scollate, e nessuno le giudicava per questo, data l’occasione. Del resto, di fronte alla morte, cadono molte critiche e molti pregiudizi.

Le similitudine tra il Carnevale Romano e quello “religioso”.

La metamorfosi di questo ritro riscontra delle similitudini tra la Dea Iside e la Maria celebrata nel periodo di inaugurazione alla scesa in mare dei pescatori. Ma alcuni sostengano fermamente un’altra tesi.

L’etimologia e la derivazione della parola “carnevale” trova radici nella lingua latina, dalla quale deriva il termine “carnelevare” o “carnem levare”, che significa “levare la carne”. Questo termine si riferisce alla pratica di astenersi dal mangiare carne durante la Quaresima, periodo di penitenza che inizia il mercoledì delle Ceneri e dura 40 giorni fino alla Pasqua.

Il digiuno della Quaresima

Durante il carnevale, dunque, le persone si concedevano l’ultimo sfizio di mangiare carne prima dell’inizio della Quaresima, poiché durante questo periodo il consumo di carne era proibito dalla Chiesa. La parola carnevale, quindi, è legata alla pratica religiosa della Quaresima, durante la quale i cristiani erano tenuti a fare penitenza e a limitare le loro attività ludiche.

La festa del carnevale si è sviluppata principalmente in Italia, e ha avuto una forte influenza anche nello stato pontificio, che comprendeva gran parte dell’Italia centrale dal 754 al 1870. Durante il periodo dello stato pontificio, il carnevale divenne una festa molto popolare, caratterizzata da sfilate di carri allegorici, balli in maschera e spettacoli di fuochi d’artificio.

Tuttavia, con l’avvento della Repubblica romana nel 1849, la Chiesa ha cercato di limitare le celebrazioni del carnevale, poiché le considerava troppo sfrenate e immorali. Inoltre, durante il periodo del fascismo, il carnevale fu messo al bando poiché considerato un’attività inutile e non produttiva.

La durata del carnevale: Il mercoledì delle ceneri

I festeggiamenti principali si svolgono il Martedì grasso e il Giovedì grasso, ovvero l’ultimo martedì e l’ultimo giovedì prima dell’inizio della Quaresima, nei giorni di Marte e di Giove. In particolare, il Giovedì grasso rappresenta il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi, poiché la Quaresima inizia con il Mercoledì delle ceneri.

Nel Mercoledì delle Ceneri, il sacerdote distribuisce cenere sulla testa dei fedeli, pronunciando le parole: “Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”, ovvero “Uomo, ricorda che sei polvere e polvere tornerai”.L’antico rito pagano, che invitava ad accettare i cicli della vita e della morte, è stato abbandonato e sostituito dal rito cattolico.

Altre fonti ci indicano invece  che il carnevale abbia le sue radici negli Antesteria greci e nei Saturnali romani.

Le Anesteria Greche

Le Anesterie greche, conosciute anche come le festività di Antesterione, si celebravano tra febbraio e marzo e si credeva che durante questo periodo il carro di colui che avrebbe restaurato il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale passasse.

La festa durava tre giorni e iniziava ufficialmente al tramonto del primo giorno, quando tutto veniva trasportato nella zona del santuario e si onorava il dio con le prime libagioni (Significato di libagioni: offerta sacrificale di bevande). Il vino nuovo veniva bevuto con il proprio boccale e partecipavano anche i bambini e gli schiavi, dimostrando che la festa era per tutti.

Il 12 di Antesterione, l’atmosfera di allegria e euforia cambiava quando i fantasmi, noti come Cari e considerati gli antichi abitanti dell’Attica, comparivano. Per proteggersi, le porte venivano cosparsa di pece, venivano comprati rametti di biancospino e i templi restavano chiusi. In questo giorno si usavano maschere e vi erano cortei con carri.

Il 13 di Antesterione era il giorno delle pentole, in cui venivano cotti insieme cereali e miele. Veniva offerta ai morti la cosiddetta panspermìa, una torta impastata con il seme di ogni pianta. Infine, si sacrificava ad Ermes “ctonio” per amore dei morti e si mangiava dai pentoloni nella speranza di una vita riconquistata. Questa nuova vita iniziava con degli agoni. Il giorno della contaminazione finiva così e divenne proverbiale l’esclamazione “fuori, o Cari, le Anesterie sono finite”.

Cos’erano i Saturnali

I Saturnali erano una festa antica e molto importante nella Roma antica. La festa si svolgeva a dicembre in onore del dio Saturno, il dio dell’agricoltura, e durava sette giorni.

I Saturnali rappresentavano un periodo di allegria e festeggiamenti per i Romani. Durante la festa, le regole sociali e le gerarchie venivano rovesciate, e per un breve periodo gli schiavi potevano godere di libertà e privilegi come i loro padroni. Questa inversione delle regole sociali, era un modo per celebrare l’eguaglianza tra gli uomini e per esprimere il senso di comunità che univa l’intera società romana.

Durante i Saturnali, le strade erano piene di gente che cantava, ballava e faceva baccano, e i mercati erano pieni di cibo e bevande. Gli abitanti di Roma si scambiavano doni, specialmente candele e pupazzi di cera, e partecipavano a banchetti e festeggiamenti.

La festa culminava il 25 dicembre con la festa del Sol Invictus, il dio del sole, che rappresentava la rinascita della luce dopo il solstizio d’inverno. Con il passare del tempo, i Saturnali furono gradualmente assimilati dalle celebrazioni cristiane del Natale, che mantengono ancora oggi molte delle tradizioni e dei riti antichi. Tuttavia, l’atmosfera di allegria e solidarietà che caratterizzava i Saturnali rimane un importante ricordo della cultura romana antica.

I Parentalia, i Feralia e i Terminalia erano tre feste religiose dell’antica Roma che celebravano i morti e le divinità protettrici delle proprietà terriere e dei confini.

I Parentalia si svolgevano dal 13 al 21 di febbraio e prevedevano una serie di riti e offerte funerarie per onorare i propri antenati. Era un momento molto importante per la religione romana, in cui si cercava di placare gli spiriti dei morti con offerte di cibo e di fiori nei loro luoghi di sepoltura. Durante questi giorni, le famiglie romane visitavano le tombe dei loro cari, dove sistemavano e decoravano le pietre tombali. Inoltre, il 21 febbraio, era celebrato il Caristia, una sorta di pranzo familiare per rinsaldare i legami tra parenti.

I Feralia, invece, si celebravano il 21 febbraio e rappresentavano il culmine dei Parentalia. Durante questa festa, le famiglie romane, offrivano sacrifici ai loro antenati, si davano loro il permesso di lasciare temporaneamente il regno dei morti per visitare i loro discendenti. Era anche una festa di purificazione, in cui le tombe venivano pulite e decorate con fiori.

I Terminalia, infine, si svolgevano il 23 di febbraio e celebravano il dio Terminus, il protettore dei confini. In questo giorno, le persone si riunivano per rinnovare i confini tra le proprietà terriere e per rendere omaggio al dio Terminus con offerte di cibo e di vino. La festa aveva anche un significato simbolico importante, poiché si riteneva che il mantenimento dei confini fosse fondamentale per la stabilità della società.

Queste tre celebrazioni o festività, rappresentavano tre momenti importanti dell’anno in cui si celebravano i morti e le divinità protettrici dei confini e delle proprietà terriere. Le festività si svolgevano in un periodo preciso dell’anno, tra il 13 e il 23 febbraio. Avevano un significato profondo sia dal punto di vista religioso che simbolico.

Come si calcola quando si festeggia il carnevale?

Il carnevale è una festa che cade ogni anno il martedì grasso, ovvero il giorno prima dell’inizio della Quaresima cristiana. La data del carnevale dipende quindi dalla data della Pasqua, che a sua volta dipende dal ciclo lunare.

La Pasqua cade sempre nella prima domenica successiva al primo plenilunio di primavera, ovvero alla prima luna piena che compare dopo l’equinozio di primavera. In base a questo calcolo, la data della Pasqua può variare dal 22 marzo al 25 aprile.

Essendo il martedì grasso il giorno prima dell’inizio della Quaresima, il periodo del carnevale varia di conseguenza. Il carnevale comincia solitamente il giovedì precedente il martedì grasso, con il giovedì grasso appunto, e dura fino al martedì grasso stesso.