Affitti brevi Airbnb 2026: se stai pensando di affittare casa per qualche settimana in estate, o se lo fai già da anni, le regole sono cambiate abbastanza da renderti la vita complicata se non sei aggiornato. Il Codice Identificativo Nazionale, la cedolare secca al 26%, l’obbligo di comunicare i dati degli ospiti alla Polizia di Stato — tutto questo è entrato a regime e chi non si adegua rischia sanzioni pesanti.
Dal 2024-2025 gli affitti brevi in Italia richiedono il CIN (Codice Identificativo Nazionale), la comunicazione degli ospiti entro 24 ore alla Polizia di Stato e il rispetto delle norme regionali e comunali. Sul fronte fiscale, la cedolare secca è al 21% per il primo immobile e al 26% dal secondo in poi. Ecco tutto quello che devi sapere prima di mettere casa su Airbnb.
Indice
- Il CIN: cos’è e come ottenerlo
- Come si tassano gli affitti brevi nel 2026
- Comunicazione ospiti alla Polizia di Stato
- Cosa fa Airbnb con le tasse al posto tuo
- Quando l’affitto breve diventa attività imprenditoriale
- Come diventare host Airbnb nel 2026
- Domande frequenti
Il CIN: cos’è e come ottenerlo
Il Codice Identificativo Nazionale è il requisito più importante introdotto dalla Legge n. 191/2023 (il cosiddetto “decreto Airbnb”). È obbligatorio per tutti gli immobili destinati a locazione turistica o affitto breve, indipendentemente dalla piattaforma usata per pubblicizzarli — Airbnb, Booking, Vrbo o anche un semplice annuncio su Instagram.
Per ottenerlo ci si registra sul portale del Ministero del Turismo (bdsr.ministeroturismo.gov.it), si inseriscono i dati dell’immobile e si ottiene un codice alfanumerico univoco. Questo codice va esposto fisicamente nell’immobile, inserito in tutti gli annunci online e comunicato alla piattaforma di prenotazione. Chi pubblica un annuncio senza CIN rischia una sanzione da 800 a 8.000 euro.
Le piattaforme come Airbnb hanno ricevuto l’obbligo di non pubblicare annunci privi di CIN. Nella pratica, se provi ad aggiornare o creare un annuncio in Italia senza inserire il codice, la piattaforma ti blocca. Per chi ha annunci già attivi creati prima dell’obbligo, la regolarizzazione è ormai obbligatoria.
Come si tassano gli affitti brevi nel 2026
Sul piano fiscale, la svolta più rilevante riguarda l’aliquota della cedolare secca. Fino al 2023 era al 21% per tutti. Dal 2024 chi affitta più di un immobile a breve termine paga il 21% solo sul primo e il 26% su tutti gli altri. Il proprietario sceglie su quale immobile applicare l’aliquota agevolata — conviene ovviamente scegliere quello con i redditi più alti.
La cedolare secca rimane comunque conveniente rispetto all’IRPEF ordinaria per chi ha redditi medio-alti, perché si paga una percentuale fissa sul lordo senza ulteriori addizionali. Non si deducono le spese, ma si evita la progressività IRPEF che per chi supera i 28.000 euro annui porta l’aliquota al 35% o più.
Per dichiarare i redditi da affitto breve si usa il modello 730 o il modello Redditi PF. Se Airbnb ha già trattenuto l’imposta alla fonte (vedi sezione successiva), nella dichiarazione si indica il reddito come già tassato e si evita il doppio pagamento. Conserva sempre le ricevute dei bonifici e i report delle piattaforme — l’Agenzia delle Entrate ha accesso ai dati delle piattaforme e incrocia i dati.
Comunicazione ospiti alla Polizia di Stato
Ogni proprietario o gestore di affitti brevi è obbligato a comunicare i dati degli ospiti alla Questura competente entro 24 ore dall’arrivo (o prima della mezzanotte del giorno di arrivo se l’orario del check-in è notturno). Lo si fa attraverso il portale Alloggiati Web della Polizia di Stato, dove si caricano nome, cognome, data di nascita, nazionalità e documento d’identità di ogni ospite.
L’adempimento è obbligatorio anche se si affitta solo per un weekend, anche se l’ospite è un familiare di un amico, anche se l’immobile è in un piccolo Comune. Le uniche eccezioni riguardano i coniugi e i figli minorenni, che possono non essere comunicati separatamente. Per chi non rispetta l’obbligo, la sanzione penale prevista è la reclusione fino a 3 mesi o una multa fino a 206 euro per omissione.
Cosa fa Airbnb con le tasse al posto tuo
Dal 2017 Airbnb agisce come sostituto d’imposta per i proprietari italiani. In pratica, ogni volta che ricevi un pagamento da un ospite prenotato tramite Airbnb, la piattaforma trattiene automaticamente il 21% a titolo di cedolare secca e lo versa direttamente all’Agenzia delle Entrate. Tu ricevi il netto sul tuo conto.
Questo meccanismo vale però solo sul primo immobile. Se ne affitti due o più, Airbnb trattiene comunque il 21% su tutti, ma nella dichiarazione dovrai conguagliare il 5% aggiuntivo per gli immobili su cui si applica l’aliquota al 26%. A fine anno Airbnb ti fornisce un riepilogo delle ritenute operate, che puoi usare direttamente nella dichiarazione dei redditi.
Booking.com e altre piattaforme non operano sistematicamente come sostituti d’imposta in Italia: in quel caso sei tu a dover versare la cedolare secca in autonomia tramite F24. Verifica sempre il comportamento della piattaforma che usi — la prassi cambia.
Quando l’affitto breve diventa attività imprenditoriale
La legge fissa una soglia importante: se affitti lo stesso immobile per più di 90 giorni all’anno (alcune Regioni hanno soglie più basse), l’attività può essere considerata di natura imprenditoriale e non più privata. Superata questa soglia, potresti dover aprire una partita IVA nel settore turistico-alberghiero, con tutti gli adempimenti che ne conseguono: IVA, contributi INPS, iscrizione alla Camera di Commercio.
In alcune Regioni, come la Toscana e il Lazio, la soglia dei 90 giorni è già operativa con controlli attivi. Comuni come Milano, Roma, Firenze e Venezia hanno introdotto ulteriori limitazioni: numero massimo di giorni affittabili per immobile, zone dove gli affitti brevi sono vietati, requisiti specifici per le strutture. Prima di iniziare, controlla le ordinanze del tuo Comune — le regole locali si sovrappongono a quelle nazionali e possono essere più restrittive.
Come diventare host Airbnb nel 2026
Se vuoi iniziare ad affittare su Airbnb, il percorso pratico si articola in cinque passaggi. Prima di tutto, ottieni il CIN sul portale del Ministero del Turismo — senza questo codice non puoi pubblicare l’annuncio. Poi registrati su Airbnb, crea il profilo host e crea l’annuncio con foto di qualità, descrizione accurata e prezzo competitivo rispetto agli annunci simili nella tua zona.
Regolati dall’Agenzia delle Entrate: se non hai mai dichiarato redditi da locazione, comunica l’avvio dell’attività e scegli il regime di cedolare secca (è sempre conveniente rispetto all’IRPEF per redditi da affitto breve). Attiva l’account sul portale Alloggiati Web della Questura per le comunicazioni ospiti. Infine, verifica le regole del tuo Comune e, se il condominio ha un regolamento, leggi se ci sono clausole sulle locazioni turistiche — alcuni vietano gli affitti brevi o richiedono l’approvazione dell’assemblea.
Per i prezzi, Airbnb offre uno strumento interno di suggerimento tariffe basato sulla domanda locale. Nella stagione estiva, immobili in città turistiche o al mare raggiungono facilmente 80-150 euro a notte per un bilocale. La media italiana su Airbnb si aggira intorno ai 90-110 euro a notte, ma le variazioni geografiche sono enormi.
Domande frequenti
Devo pagare l’IMU sulla casa che affitto su Airbnb?
Dipende. Se è la tua prima casa (abitazione principale) e non è una categoria catastale di lusso, sei esente IMU anche se la affitti saltuariamente. Se è un secondo immobile, l’IMU si paga normalmente a prescindere dall’uso turistico.
Posso affittare anche solo una stanza della mia casa su Airbnb?
Sì, ma valgono le stesse regole: hai bisogno del CIN anche per singole stanze, devi comunicare gli ospiti ad Alloggiati Web e devi dichiarare i redditi. L’unica differenza è che affittare una stanza mentre sei presente nell’immobile viene spesso classificato diversamente dalle Regioni rispetto all’affitto dell’intero appartamento.
Airbnb paga la tassa di soggiorno al posto mio?
In molti Comuni italiani sì: Airbnb riscuote la tassa di soggiorno direttamente dagli ospiti e la versa al Comune. In altri la riscossione è ancora a carico del proprietario. Verifica sul sito del tuo Comune o nella sezione fiscale di Airbnb quale modalità si applica nella tua città.
Se non dichiaro i redditi da Airbnb cosa rischio?
Molto. L’Agenzia delle Entrate ha accesso ai dati di Airbnb e delle altre piattaforme. Chi non dichiara rischia l’accertamento con sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta evasa, più gli interessi. Con il sistema del sostituto d’imposta di Airbnb, non dichiarare è anche inutile — le ritenute risultano già versate al fisco.

