Aprire la partita IVA nel 2026 spaventa molti, ma la procedura in sé è gratuita e richiede meno tempo di quanto si pensi — il problema è sapere cosa fare e in quale ordine. Questo articolo ti guida passo per passo, dalla scelta del codice ATECO alla prima fattura, con i costi reali da mettere in preventivo e le trappole da evitare nei primi mesi di attività.
Aprire la partita IVA è gratuito e si può fare online in pochi giorni. Il passo più importante è scegliere il regime fiscale (quasi sempre forfettario per chi parte) e il codice ATECO corretto. I costi reali arrivano dopo: commercialista, contributi INPS e, oltre certi redditi, le tasse. Ecco la guida completa in 6 step.
Indice
- Step 1 — Scegliere il codice ATECO giusto
- Step 2 — Decidere il regime fiscale
- Step 3 — Aprire la partita IVA all’Agenzia delle Entrate
- Step 4 — Iscriversi all’INPS
- Step 5 — Aprire un conto corrente dedicato
- Step 6 — Emettere la prima fattura elettronica
- I costi reali della partita IVA nel 2026
- Domande frequenti
Step 1 — Scegliere il codice ATECO giusto
Il codice ATECO è un codice numerico che classifica il tipo di attività economica che svolgi. Non è solo una formalità burocratica — influisce sui contributi INPS da pagare, sulla cassa previdenziale di appartenenza e, in alcuni casi, sulle detrazioni disponibili. Sceglierlo sbagliato crea problemi in fase di controllo fiscale.
L’Agenzia delle Entrate pubblica l’elenco completo sul suo sito, consultabile tramite ricerca testuale. Se sei un freelance nel digitale (copywriter, sviluppatore web, social media manager), il codice più comune è 73.11.02 (consulenza pubblicitaria) o 62.09.09 (altri servizi informatici). Per consulenti e formatori il codice tipico è 85.59.20. Se non riesci a individuarlo con certezza, un commercialista lo identifica in pochi minuti — è uno dei casi in cui vale la pena pagare un’ora di consulenza.
Step 2 — Decidere il regime fiscale
Per chi inizia da zero, la scelta è quasi sempre il regime forfettario. Funziona così: paghi un’imposta sostitutiva del 15% sul reddito imponibile (5% per i primi 5 anni se si tratta di nuova attività), calcolato applicando un coefficiente di redditività al fatturato lordo. Il coefficiente varia tra il 40% e l’86% in base al codice ATECO.
Per stare nel forfettario devi rispettare alcuni requisiti: fatturato annuo inferiore a 85.000 euro, nessun socio in società di persone con lo stesso codice ATECO, nessuna partecipazione in SRL che esercita attività analoga. Se hai già un lavoro dipendente, puoi comunque aprire la partita IVA in forfettario, a patto che le spese per lavoro dipendente del tuo datore non superino i 30.000 euro annui.
Il regime ordinario conviene invece quando hai costi deducibili elevati (affitti, dipendenti, attrezzature costose) che nel forfettario non puoi portare in detrazione. La scelta non è definitiva: puoi passare da un regime all’altro al cambio d’anno, comunicandolo nella dichiarazione.
Step 3 — Aprire la partita IVA all’Agenzia delle Entrate
La procedura è completamente gratuita e si può fare in tre modi: online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate con SPID o CIE, di persona in qualsiasi ufficio dell’Agenzia, oppure tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF). Il modello da compilare è l’AA9/12 (per persone fisiche e imprese individuali).
Online bastano 15-20 minuti. Inserisci i tuoi dati anagrafici, il codice ATECO, il regime fiscale scelto, la data di inizio attività e, se hai già un commercialista, i suoi dati come delegato. Al termine ricevi immediatamente il numero di partita IVA — è già valido dal giorno stesso. Non devi aspettare alcuna approvazione.
Se non hai ancora trovato un commercialista, puoi aprire la partita IVA da solo e cercarne uno successivamente. Non c’è un obbligo legale di avere un commercialista per le prime fasi, anche se è fortemente consigliato almeno per la prima dichiarazione dei redditi.
Step 4 — Iscriversi all’INPS
L’iscrizione all’INPS dipende dal tipo di attività. Se sei un lavoratore autonomo senza cassa previdenziale specifica (non sei un avvocato, medico, ingegnere o simili con la loro cassa), devi iscriverti alla Gestione Separata INPS entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA. L’aliquota contributiva per il 2026 è del 26,23% sul reddito netto dichiarato.
Se invece svolgi un’attività commerciale o artigianale (hai un negozio, un laboratorio, rivendi prodotti), devi iscriverti alla Camera di Commercio e alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS, che prevede contributi fissi minimi indipendentemente dal reddito — circa 4.000 euro l’anno anche se guadagni poco.
Nel regime forfettario, i contributi INPS si pagano in acconto e saldo sulla base del reddito dell’anno precedente, con le stesse scadenze delle tasse (giugno e novembre). Chi è iscritto alla Gestione Separata può beneficiare di una riduzione del 35% sui contributi nel forfettario.
Step 5 — Aprire un conto corrente dedicato
Non c’è un obbligo legale di avere un conto separato per la partita IVA in regime forfettario, ma è fortemente consigliato per tenere separati i flussi personali da quelli professionali. In caso di controllo fiscale, avere tutto mischiato rende molto più difficile dimostrare le entrate e le uscite dell’attività.
Per chi è nel regime ordinario, la separazione è ancora più importante perché le spese documentate su un conto professionale sono deducibili. Molte banche offrono conti correnti per partite IVA con costi contenuti — alcune fintech come Hype Business, Qonto, Revolut Business partono da zero o pochi euro al mese con funzioni di fatturazione integrate.
Step 6 — Emettere la prima fattura elettronica
Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, senza eccezioni di regime o soglia di fatturato. Le fatture vanno emesse tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate, usando un software abilitato.
I software di fatturazione più usati in Italia sono Fatture in Cloud, Invoicex, Aruba Fatturazione e il servizio gratuito direttamente sul portale dell’Agenzia delle Entrate. Quest’ultimo è completamente gratuito ma ha funzionalità limitate. Le alternative a pagamento costano tra 80 e 200 euro l’anno e offrono funzioni di contabilità, scadenzario e integrazione con il commercialista.
I costi reali della partita IVA nel 2026
Aprire la partita IVA è gratis, ma gestirla ha dei costi che è bene mettere in preventivo prima di partire. Il commercialista, che non è obbligatorio ma quasi indispensabile almeno per le prime dichiarazioni, costa in genere tra 500 e 1.500 euro l’anno per una partita IVA in forfettario. Per il regime ordinario i costi salgono a 1.500-3.000 euro annui.
I contributi INPS per la Gestione Separata variano in base al reddito: con 20.000 euro di reddito netto si pagano circa 5.200 euro di contributi. Per la Gestione Artigiani e Commercianti il minimo fisso è circa 4.000 euro l’anno anche con redditi bassi. Le tasse, nel forfettario, sono al 15% del reddito imponibile (5% per i primi 5 anni). Su 20.000 euro di reddito netto in forfettario si pagano circa 1.500 euro di imposta sostitutiva.
Domande frequenti
Posso aprire la partita IVA se ho già un lavoro dipendente?
Sì, è possibile. Devi però verificare il tuo contratto di lavoro dipendente — alcuni prevedono clausole di esclusiva che vietano attività in concorrenza. Per le attività diverse da quella del datore non ci sono in genere problemi. Nel regime forfettario ci sono anche limitazioni se il tuo datore di lavoro paga più di 30.000 euro di lavoro dipendente annuo.
Quanto tempo ci vuole per aprire la partita IVA?
Il numero di partita IVA viene assegnato immediatamente in fase di apertura online. Se lo fai di persona all’Agenzia delle Entrate puoi riceverlo in giornata. I tempi si allungano solo se devi anche iscriverti alla Camera di Commercio (per attività commerciali), che richiede una settimana circa.
Che succede se supero gli 85.000 euro di fatturato nel forfettario?
Se superi la soglia nel corso dell’anno, passi al regime ordinario dall’anno successivo. Se la superi di oltre il 50% (oltre 127.500 euro), il passaggio avviene già dall’anno stesso. Nel regime ordinario paghi l’IRPEF progressiva, aggiungi l’IVA sulle fatture e puoi dedurre i costi documentati.
La partita IVA si può chiudere se non funziona?
Sì, la chiusura è semplice come l’apertura: si compila di nuovo il modello AA9/12 indicando la data di cessazione attività. Va fatto entro 30 giorni dalla chiusura effettiva. Dovrai poi presentare l’ultima dichiarazione dei redditi per l’anno in cui hai lavorato e regolare eventuali contributi INPS residui.

