Regime impatriati 2026, conosciuto anche come agevolazione per il “rientro dei cervelli”, sta per cambiare in modo significativo. Un decreto fiscale approvato nelle scorse settimane introduce dal 2027 il divieto di cumulare questa agevolazione con la flat tax sui redditi esteri riservata ai neo-residenti facoltosi. Chi trasferisce la residenza fiscale in Italia entro il 31 dicembre 2026 mantiene invece la possibilità di sommare entrambi i benefici, un’occasione che dal 2027 in poi non sarà più disponibile.
Il regime impatriati riduce del 50% (60% con figli minori) la base imponibile IRPEF per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia, per cinque anni. Dal 2027 non sarà più cumulabile con la flat tax sui redditi esteri dei neo-residenti: chi si trasferisce entro fine 2026 mantiene invece la doppia agevolazione.
Indice
- Cos’è il regime impatriati
- Requisiti per accedere all’agevolazione
- Quanto si risparmia in concreto
- La novità: stop al cumulo dal 2027
- A chi conviene trasferirsi entro fine 2026
- Come richiedere l’agevolazione
- Domande frequenti
Cos’è il regime impatriati
Il regime impatriati, meglio conosciuto con l’espressione giornalistica “rientro dei cervelli”, è un’agevolazione fiscale pensata per incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori, spesso italiani residenti all’estero da anni, ma non solo. La normativa attuale, riscritta dal decreto legislativo 209 del 2023 e successivamente modificata dalla legge 132 del 2025, si applica a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia a partire dal 1° gennaio 2024.
Il meccanismo funziona riducendo la base imponibile su cui si calcola l’IRPEF: invece di pagare le tasse sull’intero reddito da lavoro, chi rientra in regime impatriati paga solo su una parte, lasciando il resto esente. È una misura pensata soprattutto per attrarre professionisti qualificati, manager e ricercatori che altrimenti sceglierebbero di restare o trasferirsi in Paesi con una tassazione più favorevole.
Requisiti per accedere all’agevolazione
Per beneficiare del regime impatriati occorre non essere stati residenti fiscalmente in Italia per un certo numero di periodi d’imposta precedenti al trasferimento, impegnarsi a mantenere la residenza in Italia per almeno quattro anni, e svolgere l’attività lavorativa prevalentemente sul territorio italiano. Esistono poi requisiti legati al livello di specializzazione o qualificazione professionale, pensati per escludere trasferimenti puramente opportunistici privi di un reale radicamento lavorativo nel Paese.
Chi ha figli minori, o ne ha durante il periodo di applicazione del regime, ottiene un beneficio ulteriore: l’esenzione sale dal 50 al 60 per cento, un incentivo esplicito a portare in Italia anche il nucleo familiare e non solo il singolo lavoratore.
Quanto si risparmia in concreto
Il tetto massimo di reddito agevolabile è fissato a 600.000 euro annui, un limite piuttosto alto che rende la misura interessante anche per profili con retribuzioni elevate. Facciamo un esempio concreto: un manager che rientra in Italia con un reddito da lavoro di 100.000 euro annui, senza figli minori, pagherà l’IRPEF solo sul 50% di quella cifra, cioè su 50.000 euro, con un risparmio fiscale che, a seconda degli scaglioni applicabili, può superare comodamente i 15.000 euro l’anno. Con figli minori, la base imponibile scende ulteriormente al 40% del reddito, aumentando ancora il risparmio.
Il beneficio dura cinque anni consecutivi dal trasferimento della residenza, un orizzonte temporale che permette una pianificazione fiscale di medio periodo piuttosto solida per chi valuta seriamente un rientro in Italia.
La novità: stop al cumulo dal 2027
La vera notizia di queste settimane riguarda un decreto fiscale che introduce, a partire dal periodo d’imposta 2027, il divieto assoluto di cumulare il regime impatriati con la flat tax sui redditi esteri prevista dall’articolo 24-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, la misura pensata per attrarre in Italia i cosiddetti “paperoni” stranieri o italiani facoltosi residenti all’estero, che consente di pagare un’imposta sostitutiva fissa di 200.000 euro l’anno su tutti i redditi prodotti fuori dai confini italiani, indipendentemente dal loro ammontare.
Fino ad oggi, in alcuni casi specifici, era possibile beneficiare di entrambe le agevolazioni contemporaneamente: del regime impatriati sui redditi da lavoro prodotti in Italia, e della flat tax sui redditi esteri per tutto il resto del patrimonio. Dal 2027 questa combinazione non sarà più consentita per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia da quell’anno in poi.
A chi conviene trasferirsi entro fine 2026
Il punto centrale, e la ragione per cui questo argomento sta generando molto interesse tra commercialisti e consulenti fiscali internazionali, è la clausola transitoria: chi perfeziona il trasferimento della residenza fiscale in Italia entro il 31 dicembre 2026 mantiene la facoltà di applicare congiuntamente entrambe le agevolazioni, anche per gli anni successivi al 2027. Si tratta quindi di una finestra temporale limitata, che riguarda in particolare professionisti con redditi da lavoro elevati e, allo stesso tempo, patrimoni o investimenti significativi all’estero.
Per chi rientra in questo identikit, i prossimi mesi rappresentano l’ultima occasione concreta per pianificare un trasferimento che sfrutti entrambi i regimi. Chi invece si trasferirà dal 2027 in poi dovrà scegliere tra l’una o l’altra agevolazione, senza possibilità di sommarle.
Come richiedere l’agevolazione
Il regime impatriati si applica direttamente in dichiarazione dei redditi, oppure, per i lavoratori dipendenti, tramite comunicazione al datore di lavoro che applicherà la tassazione agevolata già in busta paga. Non è necessaria una richiesta preventiva all’Agenzia delle Entrate, ma è fondamentale poter documentare con precisione il momento del trasferimento della residenza anagrafica e fiscale, oltre ai requisiti di permanenza pregressa all’estero, perché in caso di controllo l’onere della prova ricade sul contribuente.
Domande frequenti
Chi può ancora sfruttare entrambe le agevolazioni fiscali insieme?
Solo chi trasferisce la residenza fiscale in Italia entro il 31 dicembre 2026. Dal 2027 il regime impatriati e la flat tax sui redditi esteri per neo-residenti non saranno più cumulabili.
Qual è il risparmio fiscale del regime impatriati?
La base imponibile IRPEF si riduce del 50%, che sale al 60% con figli minori a carico, per cinque anni consecutivi, entro un tetto di 600.000 euro di reddito annuo agevolabile.
Serve fare domanda per accedere al regime impatriati?
No, si applica direttamente in dichiarazione dei redditi o tramite comunicazione al datore di lavoro per i dipendenti, ma vanno documentati con precisione i requisiti di trasferimento e permanenza pregressa all’estero.
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