Le comunità energetiche rinnovabili sono uno degli strumenti più interessanti nati negli ultimi anni per condividere i benefici delle energie pulite anche tra chi non può installare un impianto fotovoltaico proprio, ad esempio perché vive in un condominio senza spazio disponibile o in affitto. L’idea di fondo è semplice: mettere insieme la produzione di energia rinnovabile di più soggetti per condividerne i vantaggi economici.
Una comunità energetica rinnovabile (CER) riunisce cittadini, imprese ed enti locali che condividono l’energia prodotta da impianti rinnovabili collegati alla stessa cabina primaria. I membri ricevono un incentivo economico sull’energia condivisa, erogato dal GSE. Il Decreto CACER ha stanziato 5,7 miliardi di euro, con contributi a fondo perduto fino al 40% per i Comuni sotto i 50.000 abitanti.
Indice
- Cos’è una comunità energetica rinnovabile
- Come funziona la condivisione dell’energia
- Chi può partecipare
- Gli incentivi previsti
- I vantaggi per chi non ha un impianto proprio
- Come aderire a una comunità esistente
- Domande frequenti
Cos’è una comunità energetica rinnovabile
Una comunità energetica rinnovabile, comunemente abbreviata in CER, è un soggetto giuridico autonomo, generalmente costituito in forma di associazione o cooperativa, che riunisce cittadini, imprese, enti pubblici e attività commerciali con l’obiettivo di produrre e condividere energia da fonti rinnovabili, tipicamente fotovoltaica, generando benefici economici, ambientali e sociali per tutti i membri coinvolti.
Il principio di base è che i membri della comunità non devono necessariamente possedere fisicamente un impianto fotovoltaico: possono partecipare anche solo come consumatori di energia, beneficiando comunque di un incentivo economico quando il loro consumo coincide temporalmente con la produzione degli impianti installati da altri membri della stessa comunità.
Come funziona la condivisione dell’energia
Il meccanismo si basa su un concetto tecnico chiamato “energia condivisa”: ogni ora, il GSE calcola quanta energia prodotta dagli impianti rinnovabili della comunità coincide con i consumi degli altri membri collegati alla stessa cabina primaria della rete elettrica, indipendentemente dal fatto che l’energia fisicamente utilizzata provenga davvero da quello specifico impianto. Su questa quantità di energia condivisa viene calcolato un incentivo economico, erogato periodicamente dal GSE e distribuito tra i membri della comunità secondo le regole stabilite nello statuto interno.
Il vincolo della stessa cabina primaria è tecnico ma importante: significa che non è possibile formare una comunità energetica tra soggetti geograficamente troppo distanti tra loro, ma serve un’area relativamente circoscritta, generalmente equivalente a un quartiere o a un piccolo comune.
Chi può partecipare
Possono far parte di una comunità energetica rinnovabile persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali come Comuni e Regioni, enti religiosi, associazioni no profit ed enti di ricerca. Non è necessario possedere un impianto di produzione: si può aderire anche solo come consumatore, beneficiando comunque della quota di incentivo relativa all’energia condivisa nei momenti in cui il proprio consumo coincide con la produzione degli impianti della comunità.
Gli incentivi previsti
Il quadro normativo attuale, definito dal cosiddetto Decreto CACER, ha stanziato complessivamente 5,7 miliardi di euro per sostenere lo sviluppo delle comunità energetiche in Italia, di cui 2,2 miliardi provenienti da fondi PNRR. Per i Comuni con popolazione inferiore ai 50.000 abitanti è previsto un contributo a fondo perduto fino al 40% delle spese ammissibili per la realizzazione degli impianti, un incentivo pensato specificamente per favorire lo sviluppo delle comunità energetiche nei centri più piccoli, dove spesso mancano le risorse per investimenti di questa portata.
A questo si aggiunge una tariffa incentivante sull’energia condivisa, erogata per un periodo di vent’anni dall’entrata in esercizio dell’impianto, che varia in base alla potenza installata e alla zona geografica, generalmente più generosa per gli impianti di piccola taglia tipici delle comunità energetiche residenziali.
I vantaggi per chi non ha un impianto proprio
Il vantaggio più significativo delle comunità energetiche riguarda proprio chi non può installare un impianto fotovoltaico personale: vivendo in un condominio senza tetto disponibile, in affitto, o semplicemente senza il capitale iniziale per un investimento individuale, l’adesione a una comunità energetica permette comunque di beneficiare economicamente della transizione energetica, ricevendo una quota dell’incentivo sull’energia condivisa senza dover sostenere alcun investimento diretto in un impianto proprio.
Come aderire a una comunità esistente
Per aderire a una comunità energetica già costituita nella propria zona, il primo passo è verificare se ne esiste già una attiva nel proprio Comune o quartiere, spesso promossa dall’amministrazione comunale stessa, da una cooperativa locale o da un’associazione di cittadini. L’adesione avviene generalmente tramite la sottoscrizione di un accordo con l’ente gestore della comunità, che gestisce anche i rapporti con il GSE per la richiesta e la distribuzione degli incentivi tra i membri.
Chi non trova una comunità già attiva nella propria zona può anche promuoverne una nuova insieme ad altri cittadini o attività locali interessate, un percorso più complesso che richiede generalmente il supporto di un consulente energetico o di un ente specializzato nella costituzione di CER.
Domande frequenti
Devo pagare qualcosa per entrare in una comunità energetica?
Dipende dallo statuto della singola comunità: alcune richiedono una quota associativa simbolica, altre no. In ogni caso non è richiesto un investimento nell’impianto se si aderisce solo come consumatore.
Quanto posso risparmiare partecipando a una comunità energetica?
Il risparmio dipende dalla quota di energia condivisa attribuita e dalle regole di distribuzione dell’incentivo stabilite dalla singola comunità, quindi varia caso per caso e non esiste una cifra standard valida ovunque.
Posso far parte di più comunità energetiche contemporaneamente?
No, l’adesione a una comunità energetica riguarda un punto di prelievo specifico collegato a una determinata cabina primaria, quindi non è possibile aderire con lo stesso contatore a più comunità energetiche diverse contemporaneamente.
Per approfondire, leggi anche la nostra guida sul fotovoltaico con accumulo e sullo scambio sul posto.

