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Trattenute in busta paga: IRPEF, contributi INPS e addizionali spiegati

Ogni mese lo stipendio che arriva sul conto è sensibilmente inferiore a quello scritto nel contratto. La differenza sono le trattenute in busta paga: INPS, IRPEF, addizionali. Ma cosa sono esattamente? Come si calcolano? E perché cambiano da un mese all’altro? Questa guida risponde a tutte le domande dei lavoratori dipendenti.

📌 In breve
Le trattenute principali in busta paga sono i contributi INPS (circa 9,19% del lordo) e l’IRPEF (dal 23% al 43% in base al reddito annuo, applicata in acconto mensile). Si aggiungono addizionali regionale e comunale. La somma totale di trattenute per un reddito medio (25.000-35.000 euro lordi) è circa il 22-28% del lordo.

I contributi INPS: cosa sono e come si calcolano

I contributi INPS sono versamenti obbligatori al sistema previdenziale italiano. Servono a finanziare la pensione futura, l’indennità di malattia, la maternità, la disoccupazione (NASpI) e altri ammortizzatori sociali.

Per i lavoratori dipendenti del settore privato, i contributi si dividono in due parti:

Quota a carico del lavoratore: circa il 9,19% dell’imponibile previdenziale. Questa è la parte che vedi trattenuta in busta paga.

Quota a carico del datore di lavoro: circa il 23-30% dell’imponibile previdenziale. Non la vedi sulla busta paga ma è una parte del “costo del lavoro” che l’azienda sostiene per tenerti.

In totale, ogni 100 euro di imponibile previdenziale, circa 32-39 euro vanno all’INPS (di cui circa 9 trattenuti dal tuo stipendio e 23-30 pagati dal datore).

L’IRPEF: l’imposta progressiva sul reddito

L’IRPEF è l’imposta principale sui redditi delle persone fisiche. È progressiva: più guadagni, più alta è l’aliquota. Nel 2026 le aliquote sono:

23% sui redditi fino a 28.000 euro annui
35% sui redditi da 28.001 a 50.000 euro
43% sui redditi oltre 50.000 euro

Queste aliquote sono marginali: si applicano solo alla parte di reddito che supera ogni scaglione, non a tutto il reddito. Esempio: chi guadagna 30.000 euro lordi non paga il 35% su tutto, ma il 23% sui primi 28.000 e il 35% sui 2.000 rimanenti.

L’IRPEF si calcola sull’imponibile fiscale (retribuzione lorda meno contributi INPS a carico del lavoratore) e viene poi ridotta dalle detrazioni.

Le detrazioni IRPEF per i lavoratori dipendenti

Le detrazioni riducono l’imposta IRPEF dovuta. I principali tipi per i dipendenti:

Detrazione per lavoro dipendente — automaticamente riconosciuta da tutti i datori. Vale 1.880 euro annui per redditi fino a 15.000 euro e si riduce progressivamente fino ad azzerarsi oltre i 55.000 euro. È la detrazione più rilevante per la maggior parte dei dipendenti.

Detrazioni per carichi di famiglia — per figli a carico (fino a 21 anni per i figli non in possesso di redditi propri sopra 2.840,51 euro). Si richiedono al datore compilando il modulo apposito. Dal 2022 sono state in parte sostituite dall’Assegno Unico per i figli.

Detrazioni per coniuge a carico — se hai un coniuge senza redditi o con redditi molto bassi (sotto 2.840,51 euro).

Le addizionali regionali e comunali

Oltre all’IRPEF nazionale, esistono due addizionali locali:

Addizionale regionale IRPEF — una percentuale aggiuntiva che va alla Regione di residenza. L’aliquota base è dell’1,23% ma le Regioni possono aumentarla fino al 3,33%. Alcune Regioni come Lazio e Campania applicano aliquote più alte; altre come Trentino o Valle d’Aosta applicano aliquote ridotte.

Addizionale comunale IRPEF — percentuale variabile da Comune a Comune (generalmente tra 0,1% e 0,9%). Viene trattenuta in rate mensili da gennaio a novembre sulla busta paga dell’anno successivo a quello di riferimento.

Importante: se cambi residenza durante l’anno, le addizionali si calcolano sulla base della residenza al 1° gennaio dell’anno di imposta.

Il bonus IRPEF (ex bonus Renzi)

I lavoratori dipendenti con redditi complessivi fino a 15.000 euro ricevono un trattamento integrativo (ex bonus Renzi) di 1.200 euro annui (100 euro/mese) che compare in busta paga come voce positiva, non come trattenuta. Tra 15.000 e 28.000 euro il bonus è ridotto in base alle detrazioni disponibili. Sopra 28.000 euro non spetta.

Perché le trattenute cambiano ogni mese

Le trattenute non sono sempre uguali perché:

  • Variano le voci di retribuzione (straordinari, premi, indennità)
  • A dicembre c’è il conguaglio fiscale annuale
  • Le addizionali partono a gennaio e terminano a novembre
  • Variazioni familiari (nascita figlio, matrimonio) cambiano le detrazioni
  • Errori corretti nelle buste successive

Domande frequenti

Perché a gennaio la busta paga è più bassa?

A gennaio iniziano le trattenute delle addizionali regionali e comunali relative all’anno precedente (pagate in rate da gennaio a novembre). Per chi ha già subito un conguaglio negativo a dicembre, a gennaio la situazione migliora; per chi riceveva il bonus integrativo ma non più lo ha, può peggiorare.

Come si abbassano legalmente le trattenute in busta paga?

Il metodo più efficace è aumentare le detrazioni: aggiornare le detrazioni per familiari a carico, aderire a un fondo pensione (i contributi sono deducibili), presentare al datore le spese anticipate per la detrazione (es. spese mediche, mutuo) tramite il modello 730 precompilato. Non è possibile ridurre i contributi INPS obbligatori.

Cosa succede se il datore non versa i contributi INPS?

I contributi INPS che vedi trattenuti dalla busta paga vengono detratti dal tuo stipendio e il datore ha l’obbligo di versarli all’INPS. Se non lo fa, commette un reato (omissione contributiva). Puoi verificare i contributi versati sul sito INPS con SPID, accedendo al tuo estratto conto contributivo.

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