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Rivalutazione pensioni 2027: quanto aumentano gli assegni, fascia per fascia, lordo e netto

Rivalutazione pensioni 2027: dopo l’aumento dell’1,4% di quest’anno, a gennaio gli assegni potrebbero crescere del doppio. Il numero che circola è il 2,9%, l’inflazione acquisita per il 2026 calcolata dall’ISTAT con i dati di agosto, e da lì nascono le tabelle con aumenti tra 29 e 96 euro al mese. Sono conti corretti nel metodo, ma con tre avvertenze che quasi nessuno scrive: il 2,9% non è ancora l’indice giusto, gli aumenti sono lordi e il netto è più basso di circa un terzo, e per le pensioni minime il risultato dipende da una maggiorazione che scade a dicembre.

📌 Articolo in breve
La percentuale di rivalutazione per il 2027 sarà fissata dal decreto del Ministero dell’Economia atteso a novembre, sulla base dell’indice FOI senza tabacchi. Con un’inflazione al 2,9% una pensione da 1.000 euro lordi salirebbe di 29 euro al mese, una da 2.000 di 58, una da 3.500 di circa 96,5. Per chi paga l’IRPEF l’aumento netto è più basso del 30-40%. A gennaio non ci sarà conguaglio sul 2026: l’inflazione FOI del 2025 è risultata dell’1,4%, esattamente come l’aumento provvisorio già pagato.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

Indice

  1. Da dove viene il 2,9% (e perché non è ancora il numero giusto)
  2. Come funziona la rivalutazione a fasce
  3. Quanto aumenta la pensione: tabella per importo
  4. Dal lordo al netto: quanto arriva davvero
  5. Pensioni minime: il nodo della maggiorazione
  6. Perché a gennaio non ci sarà conguaglio
  7. Il calendario fino a gennaio
  8. Domande frequenti

Da dove viene il 2,9% (e perché non è ancora il numero giusto)

Il dato arriva dalla stima preliminare dell’ISTAT sui prezzi di agosto 2026. Ad agosto l’inflazione è salita al 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio, spinta dall’energia, e l’Istituto scrive che “l’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,9% per l’indice generale”. Inflazione acquisita significa questo: se i prezzi restassero fermi da qui a dicembre, la media del 2026 chiuderebbe al 2,9%. Se invece l’energia continua a salire, come nelle ultime rilevazioni, la media finale sarà più alta. Il comunicato completo è sul sito dell’ISTAT.

C’è poi una questione di indice. Il 2,9% si riferisce al NIC, l’indice per l’intera collettività, mentre le pensioni si rivalutano sull’indice FOI senza tabacchi, quello dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati. I due numeri sono vicini ma non identici: nel 2025, per esempio, il NIC è cresciuto in media dell’1,5% e il FOI senza tabacchi dell’1,4%. Un decimo di punto sembra poco, ma su una pensione da 2.000 euro sono 2 euro al mese, 26 l’anno.

Per questo le cifre che leggerai in queste settimane, comprese le nostre, vanno prese come ordini di grandezza. La percentuale ufficiale la fissa il decreto interministeriale di novembre, sui dati disponibili in quel momento, e resta a sua volta provvisoria fino all’anno successivo.

Come funziona la rivalutazione a fasce

Dal 2025, finita la stretta temporanea del biennio precedente, la rivalutazione segue di nuovo il meccanismo a scaglioni dell’articolo 69 della legge 388/2000. La soglia di riferimento è il trattamento minimo, che nel 2026 vale 611,85 euro al mese secondo la circolare INPS 153 del 19 dicembre 2025. La parte di pensione fino a quattro volte il minimo si rivaluta al 100% dell’inflazione, la parte tra quattro e cinque volte al 90%, la parte che supera cinque volte il minimo al 75%.

Il punto da capire è che funziona come l’IRPEF, per fasce e non sull’importo intero. Una pensione da 3.500 euro prende il 100% dell’aumento sui primi 2.447,40 euro, il 90% sui 611,85 euro successivi e il 75% solo sui 440,75 euro che superano i 3.059,25. Nessuno perde la rivalutazione piena sulla prima parte dell’assegno, nemmeno le pensioni più alte.

Fascia di importo mensile lordo Quota dell’inflazione riconosciuta Aumento con inflazione al 2,9%
Fino a 2.447,40 € (4 volte il minimo) 100% 2,90%
Da 2.447,40 a 3.059,25 € (tra 4 e 5 volte) 90% 2,61%
Oltre 3.059,25 € (più di 5 volte) 75% 2,175%

Quanto aumenta la pensione: tabella per importo

Abbiamo calcolato l’aumento lordo mensile applicando gli scaglioni a dieci importi tipici, in tre scenari: il 2,9% dell’inflazione acquisita e due varianti di tre decimi sopra e sotto, per chi vuole vedere quanto si sposta il risultato se il dato finale cambia.

Pensione lorda mensile 2026 Aumento con 2,6% Aumento con 2,9% Aumento con 3,2%
620 € 16,12 € 17,98 € 19,84 €
800 € 20,80 € 23,20 € 25,60 €
1.000 € 26,00 € 29,00 € 32,00 €
1.500 € 39,00 € 43,50 € 48,00 €
2.000 € 52,00 € 58,00 € 64,00 €
2.447,40 € 63,63 € 70,97 € 78,32 €
3.000 € 76,56 € 85,40 € 94,23 €
3.500 € 86,54 € 96,53 € 106,52 €
4.500 € 106,04 € 118,28 € 130,52 €
6.000 € 135,29 € 150,91 € 166,52 €

Letta in orizzontale, la tabella dice una cosa rassicurante per chi ha una pensione medio-bassa: tra lo scenario più basso e quello più alto, su 1.000 euro ballano 6 euro al mese. Le differenze diventano più visibili solo sopra i 3.000 euro. Letta in verticale, conferma che il meccanismo a fasce pesa poco anche sulle pensioni alte: su 6.000 euro l’aumento effettivo è del 2,5%, contro il 2,9% pieno.

Le stime circolate in questi giorni, per esempio quelle di idealista (29 euro su 1.000, 58 su 2.000, 96,53 su 3.500), coincidono con i nostri calcoli: la differenza tra un articolo e l’altro non sta nei conti, ma in quello che viene dopo il lordo.

Dal lordo al netto: quanto arriva davvero

L’aumento della pensione è reddito in più, e sul reddito in più si paga l’IRPEF all’aliquota marginale. Per i pensionati c’è un effetto aggiuntivo che quasi nessuno considera: la detrazione per redditi da pensione diminuisce man mano che il reddito sale, quindi ogni euro in più costa anche un pezzetto di detrazione. Con gli scaglioni IRPEF 2026 (23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000, 43% oltre) e le regole della detrazione per pensionati, l’aliquota effettiva sull’aumento risulta del 29,4% tra 8.500 e 28.000 euro di reddito annuo, del 36,2% tra 28.000 e 50.000 e del 43% oltre.

Chi ha un reddito da pensione fino a 8.500 euro l’anno, invece, non paga IRPEF grazie alla detrazione piena, e l’aumento gli arriva intero. La tabella qui sotto mette a confronto lordo e netto sulle mensilità, considerando un reddito annuo di tredici mensilità e solo la pensione come reddito. Non include le addizionali regionale e comunale, che tolgono ancora qualcosa, in misura diversa da territorio a territorio.

Pensione lorda mensile Reddito annuo Aumento lordo (2,9%) Aliquota effettiva Aumento netto stimato
620 € 8.060 € 17,98 € 0% 17,98 €
1.000 € 13.000 € 29,00 € 29,4% 20,46 €
1.500 € 19.500 € 43,50 € 29,4% 30,70 €
2.000 € 26.000 € 58,00 € 29,4% 40,93 €
3.000 € 39.000 € 85,40 € 36,2% 54,50 €
3.500 € 45.500 € 96,53 € 36,2% 61,60 €
4.500 € 58.500 € 118,28 € 43% 67,42 €

Il risultato ribalta la lettura delle tabelle lorde. Una pensione da 1.000 euro guadagna 29 euro lordi e circa 20 netti; una da 4.500 euro ne guadagna quattro volte tanto al lordo, ma poco più di tre volte al netto. Chi vuole capire come nasce l’aliquota del 33% nel secondo scaglione trova il dettaglio nel nostro articolo sulla manovra 2027 e l’IRPEF, dove si discute anche di allargarlo fino a 60.000 euro.

Pensioni minime: il nodo della maggiorazione

Per le pensioni al minimo il conto è più delicato. Nel 2026 il trattamento minimo di base è di 611,85 euro, a cui si aggiunge una maggiorazione straordinaria dell’1,3% che porta l’assegno effettivo a 619,79 euro, come spiegato nel nostro articolo sulla pensione minima 2026. Quella maggiorazione è stata decisa anno per anno, con percentuali decrescenti (2,2% nel 2025, 1,3% nel 2026), e oggi copre solo il 2026: il suo destino per il 2027 dipende dalla prossima legge di bilancio.

Con un’inflazione al 2,9% il minimo di base salirebbe a 629,59 euro. Se la maggiorazione non venisse rinnovata, l’assegno effettivo passerebbe da 619,79 a 629,59 euro: un aumento di 9,80 euro al mese, circa la metà dei quasi 18 euro che si leggono nelle tabelle, perché la rivalutazione assorbirebbe la maggiorazione persa. Se invece venisse confermata all’1,3%, l’assegno arriverebbe intorno a 637,78 euro. Sono venti euro di forbice, e per chi vive con 600 euro al mese non sono un dettaglio. Resta a parte l’incremento di 20 euro per gli over 70 con maggiorazione sociale, previsto dal 2026.

Perché a gennaio non ci sarà conguaglio

Ogni anno la rivalutazione viene applicata a gennaio in via provvisoria e corretta l’anno dopo, quando l’ISTAT consolida il dato definitivo. Se l’inflazione vera è stata più alta, a gennaio arrivano gli arretrati; se è stata più bassa, l’INPS recupera la differenza. Per le pensioni del 2026 il decreto del 19 novembre 2025 ha fissato un aumento provvisorio dell’1,4%, “salvo conguaglio”.

Il conguaglio, però, non ci sarà. Nel comunicato sui prezzi di dicembre 2025 l’ISTAT ha certificato che in media d’anno l’indice FOI senza tabacchi è cresciuto dell’1,4%: esattamente il valore già applicato. Il decreto di novembre lo renderà ufficiale, ma i numeri sono già noti, e significano niente arretrati e niente recuperi sul cedolino di gennaio 2027. Era successo lo stesso l’anno prima, quando lo 0,8% provvisorio del 2025 era stato confermato senza correzioni. Il conguaglio potrà invece riguardare il 2027: la percentuale fissata a novembre sarà a sua volta provvisoria, e se l’inflazione del 2026 chiuderà più alta, gli arretrati arriveranno a gennaio 2028.

Il calendario fino a gennaio

Quando Cosa succede
Metà settembre 2026 ISTAT pubblica i dati definitivi di agosto, compreso l’indice FOI
Ottobre 2026 Stima e dati definitivi di settembre; presentazione della manovra 2027
Novembre 2026 Decreto del Ministero dell’Economia: percentuale provvisoria 2027 e definitiva 2026
Dicembre 2026 Circolare INPS con i nuovi importi; approvazione della legge di bilancio
Gennaio 2027 Primo cedolino rivalutato, pagato nei primi giorni lavorativi del mese

Tra settembre e dicembre si decide anche l’altra partita che interessa i pensionati, quella sull’età di uscita, raccontata nel nostro articolo su pensioni 2027 e i 67 anni e 3 mesi. Per il meccanismo di calcolo usato quest’anno, la comunicazione dell’INPS sui nuovi importi delle pensioni 2026 riassume percentuali e soglie.

✍️ Nota della redazione: il dato sul conguaglio l’abbiamo ricavato direttamente dal comunicato ISTAT sui prezzi di dicembre 2025, che fissa all’1,4% l’inflazione media del 2025 misurata con l’indice FOI senza tabacchi. È lo stesso valore usato in via provvisoria per le pensioni del 2026. Le stime sul netto le abbiamo calcolate con gli scaglioni IRPEF e la detrazione per pensionati in vigore nel 2026, senza addizionali locali e ipotizzando che la pensione sia l’unico reddito.

Domande frequenti

Quando arriva l’aumento della pensione per la rivalutazione 2027?

Con la rata di gennaio 2027. La percentuale viene fissata dal decreto di novembre e l’INPS la applica in automatico, senza bisogno di domanda.

Il 2,9% è sicuro?

No. È l’inflazione acquisita sull’indice generale NIC con i dati di agosto. La percentuale ufficiale si basa sull’indice FOI senza tabacchi e sui dati disponibili a novembre, quindi potrà essere più alta o più bassa di qualche decimo.

La rivalutazione vale anche per reversibilità, assegno sociale e invalidità civile?

Sì. Le pensioni di reversibilità si rivalutano come le altre pensioni, mentre assegno sociale e prestazioni di invalidità civile vengono rinnovati ogni anno dall’INPS con gli stessi parametri di perequazione.

E le pensioni integrative dei fondi pensione?

No, la perequazione riguarda le pensioni pubbliche obbligatorie. Le rendite dei fondi pensione seguono le regole del singolo fondo.

Ci saranno arretrati a gennaio 2027?

No. L’inflazione FOI del 2025 è risultata dell’1,4%, identica all’aumento provvisorio applicato nel 2026: non c’è niente da conguagliare.

Perché l’aumento netto è molto più basso di quello lordo?

Perché l’aumento si somma al reddito e viene tassato all’aliquota marginale, mentre la detrazione per pensionati diminuisce con il crescere del reddito. Per una pensione da 1.000 euro circa il 29% dell’aumento se ne va in IRPEF.

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