Il regime forfettario nel 2026 è ancora vantaggioso? La risposta dipende dalla tua situazione specifica. Negli ultimi anni le regole sono cambiate più volte — soglia di ricavi alzata a 85.000 euro, modifiche ai limiti, incertezze sulle agevolazioni per i nuovi contribuenti. Questa guida fa chiarezza su chi ci conviene davvero e chi invece rischia di pagare di più.
Nel 2026 il regime forfettario si applica a chi ha ricavi/compensi fino a 85.000 euro annui. L’imposta sostitutiva è del 15% (5% per i primi 5 anni di attività). Non si paga IVA. I contributi INPS sono ridotti del 35%. È vantaggioso sotto una certa soglia di reddito ma può diventare svantaggioso rispetto al regime ordinario per chi ha alti costi deducibili o supera certi redditi.
Chi può accedere al regime forfettario nel 2026
Per accedere al regime forfettario nel 2026 devi rispettare questi requisiti principali:
Soglia di ricavi/compensi — non devi aver superato 85.000 euro nell’anno precedente. Se superi 100.000 euro nel corso dell’anno, esci dal regime in tempo reale (non all’anno successivo).
Limiti di spesa per lavoratori dipendenti — non devi aver sostenuto più di 20.000 euro lordi per lavoro dipendente, co.co.co., lavoro accessorio o assimilati.
Redditi da lavoro dipendente/pensione — se percepisci redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 30.000 euro, non puoi accedere al regime forfettario (con alcune eccezioni per contratti cessati).
Come funziona il calcolo dell’imposta
Il sistema è semplice: si applica un coefficiente di redditività ai tuoi ricavi (diverso per ogni categoria di attività) e sull’imponibile così ottenuto si paga l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i nuovi contribuenti).
Esempio per un libero professionista (coefficiente 78%): ricavi 50.000 euro × 78% = imponibile 39.000 euro. Imposta al 15%: 5.850 euro. A questo si aggiungono i contributi INPS (calcolati sull’imponibile previdenziale).
Il vantaggio principale: non deduci le spese reali (non importa quanto spendi), il fisco presume già una quota forfettaria di costi tramite il coefficiente. Se le tue spese reali sono basse, ci guadagni. Se invece hai molti costi (es. affitto studio, collaboratori, attrezzature costose), potresti pagare meno nel regime ordinario deducendo tutto.
Vantaggi del regime forfettario
Semplicità contabile — non devi tenere la contabilità ordinaria, non emetti fatture con IVA, non presenti dichiarazione IVA. Il commercialista costa meno. La gestione quotidiana è molto più semplice.
Aliquota flat — 15% (o 5% per i primi 5 anni) invece delle aliquote IRPEF progressive che vanno dal 23% al 43%. Per redditi imponibili fino a circa 28.000 euro, il forfettario è quasi sempre più conveniente.
Niente IVA — non applichi IVA sulle fatture, il che semplifica i rapporti con i clienti privati. Attenzione: non puoi neanche detrarre l’IVA sugli acquisti.
Contributi INPS ridotti — chi è iscritto alla gestione separata INPS gode di una riduzione del 35% dei contributi. Chi è iscritto alle casse previdenziali di categoria (commercialisti, ingegneri, ecc.) segue le regole della propria cassa.
Svantaggi e trappole del regime forfettario
Non deduci le spese reali — se hai costi elevati (affitti, collaboratori, attrezzature), il regime forfettario può rivelarsi più costoso del regime ordinario dove le spese sono completamente deducibili.
Niente detrazioni personali — nel regime forfettario non puoi detrarre mutuo prima casa, spese mediche, figli a carico e altre detrazioni IRPEF. Per chi ha famiglia numerosa o mutuo elevato, questo è un svantaggio significativo.
Tetto a 85.000 euro — se cresci come libero professionista o imprenditore, il regime forfettario ha un soffitto. Superare i 100.000 euro in corso d’anno significa uscire immediatamente, con potenziale shock fiscale.
Limitazioni per dipendenti e pensionati — chi guadagna già oltre 30.000 euro come dipendente o pensionato non può accedere al regime.
Conviene ancora nel 2026? Il confronto numerico
Per un professionista con 40.000 euro di compensi e pochi costi, il forfettario è chiaramente conveniente: tassazione effettiva intorno al 10-12% totale tra imposta e contributi ridotti. Per chi ha 60.000 euro di compensi ma anche 20.000 di costi deducibili e un mutuo da detrarre, fare i conti precisi con un commercialista è indispensabile prima di scegliere.
Domande frequenti
Chi ha la partita IVA aperta da più di 5 anni paga ancora il 5%?
No. Il 5% si applica solo nei primi 5 anni di attività e solo per chi apre per la prima volta (o non ha avuto partita IVA nei 3 anni precedenti). Dopo il quinto anno si passa obbligatoriamente al 15%.
Posso passare dal regime ordinario al forfettario?
Sì, se rispetti i requisiti. Il passaggio avviene dall’anno successivo. Stessa cosa per l’uscita: esci dall’anno dopo aver superato i limiti (salvo superamento dei 100.000 euro in corso d’anno).
Il regime forfettario è compatibile con il lavoro dipendente part-time?
Sì, se il reddito da lavoro dipendente non supera 30.000 euro annui lordi.

