Assegno unico 2026: ogni mese l’INPS lo accredita automaticamente a milioni di famiglie italiane, eppure in molti non sanno esattamente a quanto hanno diritto, perché l’importo cambia di anno in anno e dipende da diversi fattori. Questa guida spiega chi ha diritto all’assegno unico nel 2026, quanto vale, come fare domanda se non la si è ancora presentata e cosa fare se l’importo sembra sbagliato.
L’assegno unico universale 2026 spetta a tutti i nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni (o senza limiti di età per i figli disabili). L’importo dipende dall’ISEE: va da un minimo di circa 57 euro per figlio al mese (senza ISEE o con ISEE alto) fino a circa 200 euro per figlio con ISEE sotto i 17.000 euro. La domanda si presenta tramite INPS online, CAF o patronato. Chi ha già presentato la domanda non deve ripresentarla ogni anno — si rinnova automaticamente.
Indice
- Chi ha diritto all’assegno unico 2026
- Importi 2026: quanto si riceve
- Maggiorazioni e bonus aggiuntivi
- Come fare domanda
- Rinnovo automatico: cosa fare ogni anno
- Quando arriva il pagamento
- L’importo sembra sbagliato: cosa fare
- Domande frequenti
Chi ha diritto all’assegno unico 2026
L’assegno unico universale spetta a tutti i nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni. Non è più limitato alle famiglie con redditi bassi — è “universale” nel senso che spetta a chiunque abbia figli, a prescindere dal reddito, anche se gli importi variano molto in base all’ISEE. Dai 18 ai 21 anni il figlio deve rispettare almeno una di queste condizioni: frequentare un corso di laurea, un percorso di formazione professionale, fare un tirocinio, essere disoccupato e in cerca di lavoro, o svolgere il servizio civile.
Per i figli con disabilità non c’è limite di età: l’assegno continua a essere corrisposto indipendentemente dall’età del figlio, con maggiorazioni specifiche in base al grado di disabilità. I figli disabili tra 18 e 21 anni ricevono le stesse maggiorazioni dei minori.
Per ricevere l’assegno, il genitore richiedente deve essere cittadino italiano o comunitario, oppure extra-UE con permesso di soggiorno valido, e deve risiedere in Italia. È necessario inoltre che il nucleo familiare paghi le tasse in Italia (essere fiscalmente residenti in Italia).
Importi 2026: quanto si riceve
Gli importi dell’assegno unico vengono aggiornati ogni anno dall’INPS sulla base dell’inflazione ISTAT. Per il 2026 gli importi indicativi per ogni figlio minorenne sono:
| ISEE del nucleo familiare | Importo mensile per figlio |
|---|---|
| Fino a 17.090 € | circa 199 € |
| 17.090 € – 40.000 € | da 57 € a 199 € (scala progressiva) |
| Oltre 40.000 € o senza ISEE | circa 57 € |
L’importo si riduce progressivamente man mano che l’ISEE sale: non c’è un salto netto ma una scala continua. Questo significa che anche chi guadagna bene riceve qualcosa — anche 57 euro al mese per figlio non sono pochi se si moltiplicano per più figli e per 12 mesi. Una famiglia con due figli e ISEE alto riceve comunque circa 1.368 euro all’anno. Per calcolare la cifra esatta in base alla tua situazione, prova il nostro calcolatore Assegno Unico 2026, che include anche le maggiorazioni per famiglia numerosa e disabilità.
Per i figli tra 18 e 21 anni l’importo è ridotto del 50% rispetto a quello dei minorenni, a parità di ISEE.
Maggiorazioni e bonus aggiuntivi
Oltre all’importo base, esistono diverse maggiorazioni che aumentano l’assegno in presenza di situazioni specifiche. La più rilevante è quella per i figli con disabilità: dai 30 ai 105 euro al mese in più per figlio, in base al grado di disabilità (non autosufficiente, disabilità grave, disabilità media). Per i figli minorenni con disabilità l’importo sale significativamente rispetto alla quota base.
C’è poi la maggiorazione per le madri di età inferiore a 21 anni (circa 20 euro/mese per figlio), per i nuclei con quattro o più figli (circa 150 euro/mese fissi aggiuntivi per l’intero nucleo, non per figlio), e per i figli successivi al secondo che hanno un importo base leggermente più alto. Esistono anche maggiorazioni temporanee per i figli nati entro certi periodi, introdotte con leggi di bilancio successive.
Un’ulteriore quota spetta ai nuclei in cui entrambi i genitori lavorano: circa 30 euro/mese aggiuntivi per figlio, a condizione che entrambi abbiano redditi da lavoro (dipendente o autonomo). Questa maggiorazione premia le famiglie a doppio reddito e viene calcolata automaticamente se entrambi i genitori sono presenti nella DSU con redditi dichiarati.
Come fare domanda
La domanda si presenta una volta sola — poi si rinnova automaticamente finché i requisiti permangono. Puoi farla in tre modi: direttamente online sul sito INPS (accesso con SPID, CIE o CNS), tramite il Contact Center INPS (numero 803.164), oppure tramite un CAF o patronato che compila la domanda al posto tuo gratuitamente.
Per accedere all’assegno nella misura piena (basata sull’ISEE effettivo) è necessario avere un ISEE aggiornato e valido. Se non hai l’ISEE o non lo presenti, l’INPS eroga comunque l’importo minimo (circa 57 euro/figlio), ma potresti perdere centinaia di euro al mese rispetto a quanto ti spetterebbe con ISEE basso. Vale quindi sempre la pena presentare la DSU, anche solo per verificare a quanto si ha diritto.
Nella domanda online devi indicare il codice IBAN del conto su cui accreditare l’assegno. Può essere un conto corrente, un libretto postale o un conto Bancoposta — l’importante è che sia intestato o cointestato al richiedente. Non si può indicare un IBAN di un terzo.
Rinnovo automatico: cosa fare ogni anno
Chi ha già presentato domanda negli anni precedenti non deve ripresentarla — la domanda si rinnova automaticamente. Quello che va aggiornato ogni anno è l’ISEE: se non presenti la nuova DSU entro il 28 febbraio dell’anno successivo, l’INPS continua a pagare ma al valore minimo (57 euro/figlio). Aggiornare l’ISEE entro febbraio garantisce il ricalcolo retroattivo a partire da marzo, con eventuale conguaglio sulle mensilità precedenti.
Se la tua situazione familiare cambia — nasce un figlio, un figlio compie 21 anni, cambiate residenza, cambiate stato civile — devi comunicarlo all’INPS tramite modifica della domanda. Queste variazioni non avvengono automaticamente e se non le comunichi rischi di ricevere importi sbagliati (troppi o troppo pochi) con conseguenti richieste di restituzione o perdita di somme spettanti.
Quando arriva il pagamento
L’assegno viene erogato dall’INPS nella terza settimana di ogni mese, di solito tra il 17 e il 20. I pagamenti vengono processati in lotti, quindi non tutti i beneficiari ricevono il pagamento lo stesso giorno — può esserci una differenza di qualche giorno tra un accredito e l’altro. Se entro il 25 del mese non hai ricevuto nulla e negli mesi precedenti ricevevi regolarmente, conviene controllare il fascicolo previdenziale sul sito INPS o contattare un CAF.
L’importo sembra sbagliato: cosa fare
Se l’importo che ricevi è inferiore a quello che ti aspetti, le cause più comuni sono: ISEE non aggiornato (e quindi pagamento al minimo), variazione familiare non comunicata, o ISEE con errori nei dati dichiarati. Prima di contattare l’INPS, verifica sul sito inps.it nella tua area personale quale importo è stato calcolato e su quale base ISEE. Se l’ISEE è corretto ma l’importo sembra basso, contatta il CAF che ti ha assistito nella compilazione.
Se invece l’importo è più alto del previsto, non spenderlo subito: l’INPS effettua controlli periodici e può richiedere la restituzione di somme percepite indebitamente, anche a distanza di mesi. Se noti un accredito anomalo, segnalalo subito al CAF per evitare problemi futuri.
Domande frequenti
Chi percepisce il Reddito di Cittadinanza o l’ADI riceve anche l’assegno unico?
I beneficiari dell’Assegno di Inclusione (ADI) ricevono l’assegno unico in modo integrato con il sussidio — non vengono sommate le due misure separatamente. L’INPS gestisce il calcolo in modo da non duplicare le prestazioni. Verifica la tua situazione specifica con un CAF o patronato.
I lavoratori autonomi e i liberi professionisti hanno diritto all’assegno?
Sì. L’assegno unico spetta a tutti i nuclei con figli a carico, indipendentemente dal tipo di lavoro del genitore richiedente — dipendente, autonomo, disoccupato, pensionato. La condizione è la residenza in Italia e la presenza di figli a carico.
Posso ricevere l’assegno su Postepay o carta prepagata?
No. L’assegno unico viene accreditato solo su conti correnti bancari o postali con IBAN italiano, libretto nominativo postale o conto BancoPosta. Le carte prepagate senza IBAN non sono accettate.
Se mi separo, chi riceve l’assegno?
In caso di separazione o divorzio, l’assegno può essere ripartito tra i due genitori se richiesto da entrambi — ciascuno riceve il 50% della quota spettante. In alternativa, viene erogato tutto al genitore che ha presentato la domanda. È possibile modificare questa opzione tramite la domanda INPS in qualsiasi momento.

