Calcolatore regime forfettario 2026: inserisci il tuo fatturato annuo, scegli la categoria di attività e scopri subito quanto pagheresti davvero di tasse e contributi con la partita IVA in regime agevolato. Sotto trovi anche la spiegazione della formula, i coefficienti per categoria e un confronto con il regime ordinario.
Il regime forfettario 2026 prevede un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi cinque anni) sul reddito imponibile, calcolato applicando un coefficiente di redditività al fatturato. A questo si aggiungono i contributi INPS. Il netto reale dipende molto dalla categoria: un professionista con 40.000 € di fatturato porta a casa cifre molto diverse da un commerciante con lo stesso giro d’affari.
Indice
- Calcolatore regime forfettario 2026
- Come funziona il calcolo: la formula completa
- Coefficienti di redditività per categoria
- Aliquota al 5%: chi può usarla nel 2026
- I contributi INPS nel forfettario
- Forfettario vs regime ordinario: quando conviene davvero
- Domande frequenti
Calcolatore regime forfettario 2026
Il calcolatore qui sotto stima il tuo netto annuo e mensile in regime forfettario. Inserisci il fatturato previsto, seleziona la categoria che si avvicina di più alla tua attività e scegli l’aliquota applicabile. Il risultato include imposta sostitutiva e contributi INPS stimati.
📊 Calcola il tuo netto in regime forfettario
Come funziona il calcolo: la formula completa
Il regime forfettario non tassa il fatturato diretto ma un reddito imponibile ridotto, ottenuto moltiplicando il fatturato per un coefficiente che varia a seconda dell’attività. Se sei un professionista e fatturi 40.000 euro, il tuo reddito imponibile è 40.000 × 78% = 31.200 euro. Su quella cifra si applica l’imposta sostitutiva, non sull’intero fatturato.
La logica è che il coefficiente rappresenta una stima forfettaria dei costi dell’attività: lo Stato assume che un commerciante abbia costi più alti (coefficiente 40%, cioè tassa solo il 40% del fatturato) rispetto a un consulente informatico (coefficiente 78%). Non puoi detrarre i costi reali sostenuti — né affitto dell’ufficio, né hardware, né corsi di formazione — ma in cambio la burocrazia è drasticamente più semplice.
All’imposta sostitutiva si aggiungono i contributi INPS, che dipendono dalla gestione previdenziale di appartenenza. I professionisti senza cassa professionale aderiscono alla Gestione Separata (aliquota intorno al 26%) mentre artigiani e commercianti versano alla propria gestione con aliquote intorno al 24%. I contributi si calcolano sul reddito imponibile, non sul fatturato.
Coefficienti di redditività per categoria
I coefficienti sono definiti dall’Allegato 4 della Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) e restano invariati nel 2026 (fonte: Agenzia delle Entrate). Quelli più usati sono i seguenti.
| Categoria | Coefficiente | Esempi |
|---|---|---|
| Professionisti, consulenti, informatici | 78% | Avvocati, commercialisti, web designer, coach |
| Artigiani, costruzioni, impiantisti | 86% | Idraulici, elettricisti, muratori, falegnami |
| Commercio al dettaglio e ingrosso | 40% | Negozi, rivendite, e-commerce prodotti |
| Servizi alla persona | 67% | Estetiste, parrucchieri, fotografi |
| Agenti e rappresentanti di commercio | 62% | Agenti mono/plurimandatari |
| Ristorazione e alloggio | 40% | Bar, ristoranti, B&B, affittacamere |
Il limite di fatturato per accedere al regime forfettario nel 2026 resta fissato a 85.000 euro annui. Superata quella soglia si esce dal regime automaticamente dall’anno successivo.
Aliquota al 5%: chi può usarla nel 2026
L’aliquota ridotta al 5% è riservata a chi avvia una nuova attività e non ha esercitato attività d’impresa o lavoro autonomo nei tre anni precedenti, non intende proseguire un’attività già svolta in precedenza e l’attività non è una mera prosecuzione di un rapporto di lavoro dipendente con lo stesso datore. Se tutti questi requisiti sono soddisfatti, si applica il 5% per i primi cinque anni. Il risparmio è concreto: su un reddito imponibile di 25.000 euro la differenza tra il 15% e il 5% vale 2.500 euro netti all’anno.
Vale la pena verificare la propria situazione con un commercialista prima di aprire la partita IVA. Non è raro che chi apre un’attività collegata alla propria professione precedente perda il diritto all’aliquota agevolata senza saperlo. Per approfondire la guida completa al regime forfettario chiarisce tutti i requisiti.
I contributi INPS nel forfettario
I contributi previdenziali sono la voce che sorprende di più chi fa il calcolo per la prima volta. Non si versano sull’intero fatturato ma sul reddito imponibile, e per chi è iscritto alla Gestione Separata (la maggior parte dei professionisti) l’aliquota 2026 è intorno al 26%. Su un reddito imponibile di 31.200 euro significa circa 8.100 euro di contributi — che si aggiungono all’imposta sostitutiva.
Chi apre la partita IVA per la prima volta ha diritto a una riduzione del 35% sui contributi per il primo anno. Non è automatica: va richiesta telematicamente all’INPS all’atto di iscrizione alla Gestione Separata. La riduzione vale solo per il primo anno e abbassa significativamente il carico complessivo nella fase di avvio.
Gli artigiani e i commercianti hanno una gestione diversa, con contributi fissi minimi indipendenti dal reddito — anche se fatturano poco, versano comunque una cifra minima ogni anno. Per loro il calcolatore fornisce una stima sul reddito imponibile, ma è fondamentale verificare i minimi vigenti sul sito INPS.
Forfettario vs regime ordinario: quando conviene davvero
Il regime forfettario conviene quasi sempre quando si inizia e si ha un fatturato contenuto, perché la semplicità e l’aliquota piatta riducono sia la pressione fiscale che i costi di gestione. Diventa meno conveniente — o addirittura svantaggioso — in tre situazioni specifiche.
La prima è quando hai costi reali elevati che nel regime forfettario non puoi dedurre. Un commerciante che acquista merci per 30.000 euro su un fatturato di 50.000 si trova a pagare l’imposta su 20.000 euro di reddito imponibile calcolato forfettariamente (40% × 50.000 = 20.000), ma nel regime ordinario potrebbe dichiarare un reddito effettivo molto più basso grazie alla deduzione degli acquisti.
La seconda è quando hai diritto a detrazioni importanti — mutuo, figli a carico, spese mediche — che nel forfettario non puoi usare perché non paghi l’IRPEF ordinaria. La terza è quando il tuo fatturato si avvicina o supera gli 85.000 euro: in quel caso conviene pianificare la transizione al regime ordinario con anticipo.
Per confrontare il peso fiscale con il regime ordinario puoi usare il calcolatore IRPEF 2026 e confrontare i risultati con quelli del calcolatore qui sopra.
Domande frequenti
Qual è il limite di fatturato per il regime forfettario nel 2026?
85.000 euro annui. Se nell’anno precedente hai superato questa soglia, dal 1° gennaio dell’anno successivo esci automaticamente dal regime agevolato.
Il calcolatore include l’IVA?
No, perché nel regime forfettario l’IVA non si applica: non si addebita ai clienti e non si recupera sugli acquisti. Il fatturato inserito è già il lordo che incassi dai clienti.
Posso avere dipendenti nel regime forfettario?
Sì, fino a 20.000 euro lordi di spesa per lavoro accessorio. Superata quella soglia si esce dal regime.
Il 5% vale da subito o solo dall’anno successivo?
Vale dall’apertura della partita IVA, se si rispettano i requisiti. Non si aspetta il secondo anno — si inizia già il primo anno con l’aliquota agevolata.
I contributi INPS sono deducibili?
Sì, in parte. I contributi previdenziali si deducono dal reddito imponibile nella dichiarazione dei redditi (Quadro RS del modello Redditi PF), riducendo la base su cui calcolare l’imposta sostitutiva dell’anno successivo.

